MDLSX di MOTUS: la lotta di genere qui e ora

di Matteo Valentini

MDLSX-©-End-Dna-8

Nel Teatrino della Collegiata di Santarcangelo, in pieno luglio, il pubblico si ritrova tutto concentrato nella piccola sala afosa, seduto su una gradinata o, per terra, in uno spazio ricavato dal telo argentato su cui Silvia Calderoni racconta la storia di Calliope/Cal, protagonista ermafrodita della nuova produzione di Motus, MDLSX, ispirata al quasi omonimo romanzo di Jeffrey Eugenides, Middlesex, clamoroso successo letterario del 2002 che valse all’autore di Detroit, ma mezzo greco e mezzo irlandese, un Pulitzer per la narrativa.

«Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960, in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974», così Silvia Calderoni inizia il suo monologo, recitato per gran parte dello spettacolo con la schiena asciutta rivolta verso il pubblico e con il viso androgino ripreso dalla videocamera di un cellulare e proiettato in un tondo sul muro.

Calliope è una ragazza, nata in una famiglia della piccola borghesia americana, che a quattordici anni in un ospedale scopre di essere ermafrodita. Da qui nasce il suo rifiuto della cura ormonale consigliata dal medico che, con l’eliminazione di ogni attributo maschile e di ogni godimento sessuale, le permetterebbe di seguire la vita di donna, moglie e madre per cui è sempre stata educata. L’opposizione di Calliope non è solo diretta a un sistema medico primitivo, ma anche a una società benpensante, livellatrice e machista, che antepone la rispettabilità di un individuo alla sua felicità. La conseguente fuga in autostop, le disavventure a San Francisco e il ritorno a Detroit completano la storia di Calliope, divenuta Cal.

Lo spettacolo non si esaurisce nella semplice narrazione del riadattamento di Middlesex, ma si avvale di una combinazione eterogenea di materiali visivi e sonori, a partire da canzoni di artisti che sfuggono a recinti di genere – da Sixto Rodriguez a Stromae ai R.E.M. -, fino ad arrivare ad estratti di manifesti queer o riprese video della reale adolescenza della stessa Silvia Calderoni, alle prese con karaoke e gare sportive.

Nella regia di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò questo rifiuto della linearità mostrato nella diegesi si esplica anche nelle diverse atmosfere che la messa in scena attraversa. I nudi violenti della Calderoni, lo sfrigolio di un laser sulla sua vagina – a rappresentare la scongiurata evirazione – si contrappongono ai calmi momenti di luce diffusa in cui l’attrice legge dichiarazioni tratte dalle opere di due tra le più autorevoli studiose femministe contemporanee, Donna Haraway e Judith Butler; la voce morbida della performer entra in conflitto con il suo fisico definito e muscoloso; gli elementi scenici che caratterizzano alcune scene, sono costruiti sul momento, coniugando su un piano destabilizzante un effetto artigianale e uno psichedelico.

Oltre a rompere e vivacizzare il dispiegamento lineare della narrazione, le frequenti incursioni autobiografiche trasportano il tema dell’identità di genere dal romanzo alla realtà italiana, di cui la pancia dello spettacolo denuncia le arretratezze – appena due giorni dividono la fine del festival di Santarcangelo dalla condanna della Corte di Strasburgo all’Italia per violazione del diritto al rispetto per la vita privata e familiare -. La componente autobiografica, inoltre, ha il compito di rimarcare l’identità dell’attrice, che si pone davanti al pubblico non come semplice medium, ma come persona, non come narratrice di una lotta, ma come sua interprete attiva.

MOTUS – MDLSX
con Silvia Calderoni
regia Enrico Casagrande & Daniela Nicolò
dramaturgia Daniela Nicolò & Silvia Calderoni
suono Enrico Casagrande in collaborazione con Paolo Baldini e Damiano Bagli
luce e video Alessio Spirli
produzione Motus
in collaborazione con: La Villette – Résidence d’artistes 2015 Parigi (F); Santarcangelo 2015 Festival Internazionale del Teatro in Piazza; L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino; Mladi Levi Festival Ljubljana (SLO)

lo spettacolo è andato in scena al Festival di Santarcangelo, 11-18 Luglio.

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