Relazioni pericolose: la parola domina

di Matteo Valentini

Cargo 00 RELAZIONI PERICOLOSE

Nel teatro settecentesco di Villa Galliera va in scena fino al 12 luglio una nuova produzione firmata Teatro Cargo, Relazioni Pericolose, ispirata all’omonimo romanzo epistolare di Choderlos de Laclos, scrittore francese della seconda metà del Settecento.
Il visconte di Valmont si incapriccia della virtuosa presidentessa di Tourvel e desidera farla sua sfruttando l’assenza del marito. Contemporaneamente la marchesa di Merteuil decide di rovinare la reputazione della giovane Cécile, figlia di sua cugina e promessa sposa di un suo ex amante, di cui vuole vendicarsi. La marchesa propone all’amico e antico amante Valmont di sedurre la giovane ragazza e lui, dopo un iniziale rifiuto, accetta, non dimenticando la sua infatuazione per la presidentessa.
Da questa premessa si sviluppa una trama complicata dagli inganni, dalle doppie e triple facce dei due protagonisti, che alla fine arriveranno ad un’emozionante resa dei conti.

Se questa fosse la semplice trasposizione teatrale di un’opera letteraria, formula familiare a Laura Sicignano, autrice e regista della messa in scena, il teatro di Villa Galliera avrebbe la capacità di far sentire lo spettatore proprio al centro delle trame autodistruttive che il visconte di Valmont e la marchesa di Merteuil intessono per ingannare la giovane Cécile, sua madre e la presidentessa di Tourvel. Ma con Relazioni pericolose Laura Sicignano non ha semplicemente trasformato un romanzo in piéce teatrale: quello che la regista è riuscita a mettere in scena è la struttura epistolare del romanzo di Laclos.

Sul palco occupato solo da un parallelepipedo che è divano, letto o neutro praticabile, davanti ad una tappezzeria grigia e scrostata, Elena Dragonetti e Aldo Ottobrino si muovono senza soluzione di continuità tra cinque diversi personaggi, solamente modulando il tono della voce o assumendo una particolare postura (le mani giunte e lo sguardo ottuso trasformano il visconte di Valmont nella pia signora di Volanges; la voce sottile e le mani lungo i fianchi mutano la marchesa di Merteuil in Cécile). L’assenza di connotazione nei costumi, grigi come l’intera scena, si salda a questi continui cambi di personaggio e di prospettiva, grazie ai quali Laura Sicignano rende perfettamente la successione di lettere che compongono il romanzo. Tutto lo spettacolo si fonda su quello che si dice e tutto ciò che accade è affidato alla parola e da questa deformato: è l’inconsistenza della scenografia, insieme alla bravura degli attori, a dare risalto alle parole misurate, perfide o false dei personaggi. È importante in questo senso la componente metateatrale di Relazioni pericolose: il teatro è visto come mezzo per mentire e la recita è l’unico contesto in cui la società delle Relazioni pericolose riesce ad esprimersi. Prigionieri della scena, la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont continuamente recitano le loro imprese libertine. È infatti lei, dopo una stasi nella narrazione, a chiedergli: «Ti va di recitare ancora un poco?».

La continuità del flusso di parole è spezzata da due momenti in cui Dragonetti e Ottobrino lottano a passo di danza, l’ultimo dei quali accompagnato da un video di Luca Serra che dialoga con ciò che succede sul palco. Se qui la marchesa di Merteuil ama e combatte contro il visconte di Valmont, in una danza che richiama quella fra lo stesso visconte e la presidentessa ormai sedotta, nel video di Luca Serra un orso polare si dibatte nella neve sciolta con una preda fra i denti, sotto l’occhio vigile di un gruppo di uccelli. Per tutto quello che riesce a contenere (la drammaticità di una lotta per la vita, lo scontro fra le passioni, il tema amore-morte, la dicotomia settecentesca tra mondo naturale e artificiale, i richiami formali tra video e palco) la scena rappresenta il punto più alto dello spettacolo.

Nel monologo finale della marchesa, la Sicignano risponde all’interrogativo posto nella nota di regia: «fino a che punto il libertinismo ha contribuito all’emancipazione della donna[…] e fino a che punto è stato invece uno strumento di ulteriore oppressione e asservimento alla sessualità maschile?». Nonostante l’intera vicenda sia dominata dalla marchesa di Merteuil, ella è imprigionata all’interno del suo stesso gioco. Il libertinismo non le ha mai permesso di andare al di là di un vuoto accoppiamento. Questa risposta non convince per la repentinità del cambiamento del personaggio: improvvisamente la marchesa, da spietata e brillante, si ritrova smarrita di fronte a un indefinito ideale irraggiungibile. Il messaggio finale appare dunque incerto e la stessa figura della Merteuil rimane sospesa in un lamento tra cinismo e rammarico.

 

RELAZIONI PERICOLOSE
liberamente ispirato al romanzo di Choderlos de Laclos
drammaturgia e regia Laura Sicignano
con Elena Dragonetti, Aldo Ottobrino
scene e costumi Francesca Marsella
musiche originali Giacomo Gianetta, Matteo Spanò
luci Tiziano Scali
video e assistenza tecnica Luca Serra

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