Futura umanità

di Matteo Valentini

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ph. A. Dorno

Il 26 settembre 2014, a Iguala, Messico, cinque pullman con dentro 54 studenti ventiduenni della scuola rurale di Ayotzinapa sono diretti a una manifestazione contro la candidatura a sindaco di Iguala di Maria de los Angeles Pineda, moglie dell’allora sindaco José Luis Abarca. Lungo la strada i ragazzi vengono fermati dall’esercito governativo: sei di loro vengono uccisi sul posto, cinque feriti, 43 scompaiono. Divampa la tensione. Maria de los Angeles Pineda viene accusata di aver sfruttato le sue conoscenze all’interno del cartello dei Guerreros Unidos per stroncare sul nascere quella voce di dissenso. Quattro mesi più tardi l’allora procuratore generale della repubblica, Jesús Murillo Karam, informa che gli studenti di Ayotzinapa sono stati confusi con un gruppo di narcotrafficanti della zona (Los Rojos) e che per questo sono stati uccisi da un gruppo rivale. Per il procuratore, i corpi dei 43 studenti scomparsi sono stati incendiati in una discarica di Colula e le ceneri sono state gettate nel fiume San Juan. Con il passare del tempo questa versione dei fatti è stata smontata da periti esterni e giornalisti: il dna dei resti non corrisponde a quello dei ragazzi, se non in un caso; le persone usate dal governo per costruire la sua tesi sono state torturate fino alla “confessione”; il rogo di 43 corpi avrebbe dovuto comportare un incendio corposo e duraturo, impossibile da garantire nei giorni piovosi che hanno seguito la sparizione.

La compagnia Instabili Vaganti, in un periodo di poco successivo a questi fatti, si trovava a Città del Messico per portare avanti il progetto Megalopolis, nato del 2012, che prevede la costituzione di spettacoli, performance, incursioni urbane all’interno delle più grandi città del mondo. L’intento è quello di parlare di globalizzazione nei luoghi dove più si avvertono i suoi effetti, positivi e negativi. La storia dei 43 desaparecidos e il movimento di indignazione che si è scatenato in tutto il mondo “social”, ha spinto i due fondatori della compagnia, Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola, a mettere in scena non l’evento in sé, ma le proteste, i dubbi, le paure che da lì sono scaturite. Nasce così Megalopolis #43, il cui primo studio è andato in scena al teatro Due di Roma. Il 30 aprile lo spettacolo ha fatto tappa al teatro Akropolis, con un secondo studio, in cui l’organico è passato da due a quattro: non solo Anna Dora Dorno – che lo ha scritto e diretto – e Nicola Pianzola, ma anche Marta Tabacco e Hector Padilla Isunza.

Lo spazio recitativo non trova posto su un palcoscenico, ma sul pavimento della sala, e il suo allestimento, a cui i danzatori si dedicano con cura quasi sacerdotale, è parte fondamentale dello spettacolo. Un senso rituale pervade tutto Megalopolis #43, dalla costruzione sulle scale di un piccolo altare alla severa divisione dello spettacolo in sezioni brevi e fortemente simboliche, che evocano la vicenda e le reazioni della società messicana.
L’azione ha inizio all’interno di uno stretto spazio circolare, formato da jeans strappati e magliette bianche sporche di sangue, con Marta Tabacco e Nicola Pianzola che danno forma a una danza lenta, scarna e potenzialmente infinita: uno dei due forma un ponte sotto o sopra cui passa l’altro, che forma a sua volta un nuovo ponte sotto o sopra cui passa l’altro. È la vita dei 43 ragazzi a essere rappresentata, sofferente, piena e pulsante, con intorno uno scenario di morte quotidiana.
Abbandonato il cerchio, i due danzatori guadagnano la parete di fondo, dove è proiettato il disegno di una montagna di teschi e ossa. Marta Tabacco e Nicola Pianzola, sotto un telo trasparente, agiscono la proiezione, la deformano con un moto ondulatorio e ipnotico, confondono i loro corpi con i teschi disegnati, tanto da impressionare la platea una volta fatto cadere il telo: non essendoci più nessun filtro tra i danzatori e la proiezione, il disegno diventa un tatuaggio nitido sui loro busti sudati. Questo è l’omicidio.
La messa in scena continua passando attraverso la rappresentazione della crisi di panico messicana, del funerale dei 43 ragazzi (dove Maria Anna Dorno è una madre seduta al centro della scena con le gambe divaricate, rigida come in un parto di morte), fino ad arrivare al risveglio, alla rinascita della società e della coscienza: Maria Anna Dorno si alza in piedi e, a intervalli dettati da una canzone tradizionale messicana, con un ventaglio spazza via i fiori usati nel funerale, li disperde come se fossero semi. A quegli stessi intervalli rispondono gli altri tre danzatori, che corrono intorno alla scena e mandano brevi grida di gioia. La società messicana esce dall’immobilità imposta dalla paura, alla rabbia si unisce la gioia di essere vivi.

Alla fine della messa in scena, Nicola Pianzola, con voce impostata, lancia slogan contro il narcogoverno messicano, per un’opposizione permanente, digitale, finalmente globale. Quando Anna Dorno, dopo la rappresentazione dell’omicidio, mormorava di libertà di espressione e di stampa già si era intuito che, in uno spettacolo come questo, la parola meditata sembrava essere la mediatrice insufficiente di una tragedia espressa più efficacemente con il solo corpo. Con gli slogan di Nicola Pianzola questa intuizione trova conferma: le parole non riescono a mantenere vivo il legame tra la vicenda, lo spettacolo e il pubblico, pur rivelandosi necessarie per giustificare questo lavoro, apparentemente eccentrico rispetto al progetto Megalopolis.
In quest’ultimo passaggio, infatti, la via della rivolta è individuata in un nuovo modello di rivoluzione. Un nuovo boicottaggio, a cui aderiscono non più luddisti in una sola, determinata fabbrica, ma hacker con tentacoli lunghi quanto i fili della rete impalpabile in cui si muovono. Una nuova controinformazione, che viaggia su canali fluidi e mondiali attraverso hashtag in continuo mutamento. Una nuova protesta, in cui popoli di tutto il mondo comunicano, crescono e si uniscono contro i propri governi e le logiche della globalizzazione, quella cattiva. Una protesta globale o, per i sognatori, una nuova Internazionale.

MEGALOPOLIS # 43
Secondo studio
Regia e drammaturgia  Anna Dora Dorno
Con  Anna Dora Dorno, Nicola Pianzola, Mariagrazia Bazzicalupo, Marta Tabacco
Musiche originali: Alberto Novello JesterN
Cura degli oggetti scenici e delle immagini video: Giuliana Davolio
Assistente alla ricerca: Hector Padilla Isunza
Luci e Live video mapping: Andrea La Cagnina
Produzione: Instabili Vaganti

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