Balletto Civile: sei personaggi in cerca di…

di Marta Cristofanini

ruggito

In veste di sostituto di un altro spettacolo della compagnia Balletto Civile, L’amore segreto di Ofelia, è stato presentato alla Claque Ruggito, che vede in scena oltre a Michela Lucenti – danzatrice nonché direttrice artistica della compagnia – tre danzatori e due danzatrici. L’azione è ambientata in un centro commerciale, come dichiara la locandina: la scenografia richiama piuttosto un non-luogo, spoglio e disadorno, difficilmente riconoscibile. Viene così a concretizzarsi, in una forma apparentemente paradossale, l’atmosfera e l’essenza stessa dei centri commerciali: quella di essere, nella loro bulimica esuberanza, dei non-luoghi.

Per questioni strutturali della sala – fornita di un palco sopraelevato troppo piccolo e sfavorevole ai movimenti dei danzatori – lo spettacolo si è svolto nello spazio della platea mentre il pubblico è stato trasferito sul palco, trovandosi così troneggiante su uno spazio vuoto, illuminato soltanto da un geometrico ed ordinato reticolo di gradevoli lampadari color panna, emettenti una calda luce cordiale. Il resto è affidato ai sei personaggi che, danzando e confessandosi a degli appositi microfoni posti a bordo-scena, riveleranno titubanze, debolezze, tragedie a cui non riescono a soccombere.

Cominciano così le singole presentazioni: tutti i danzatori rimangono sempre presenti sul “palco”; una volta danzato il proprio assolo, ciascuno contorna con movimenti o voci d’accompagnamento le scene dei compagni. L’energica figura di un giovane panettiere licenziato alle prese con uno sgangherato inglese si oppone alla manager capricciosa e viziata vittima di comici esaurimenti nervosi. Michela Lucenti ritaglia per sé un nervoso e frantumato profilo di donna: depressa dalla morte del proprio compagno, viene incoraggiata a reagire dalla roca voce paterna, che le parla supplichevole dalla segreteria telefonica. Così, comprare i lego al figlio diventa simbolo di un’estenuante resistenza per la vita. Un aspirante porno-attore ringrazia accorato “per l’opportunità offerta” da invisibili datori di lavoro, assoggettato alla tirannica filosofia del “non ho più nulla da perdere”. Infine il quadro si chiude con due personaggi che per ora sembrerebbero rivestire un ruolo minore dal momento che la loro personale difficoltà o tragedia non accenna a rivelarsi: un breakdancer incappucciato da clown ed una donna delle pulizie in rosa predisposta al canto.

Gli ingredienti ci sono e vengono a consolidarsi nella formula “teatrodanzata” che appartiene fin dai suoi esordi al linguaggio artistico di questo “collettivo nomade di performer”, come loro stessi si definiscono. Ogni artista ha una sua particolare qualità di movimento: la capacità di non uniformarsi ad un omogeneo linguaggio coreutico si esplicita nella resa felice delle particolarità ed unicità di ogni singolo componente del gruppo, la cui personalità scenica viene così valorizzata. Eppure, molto probabilmente per la dichiarata forma di work in progress, in questo lavoro si sente la mancanza di una mano che dall’alto regga i fili dei sei personaggi, i quali vagano alla ricerca di un autore o autrice che possa amalgamarli insieme, in una trama che riesca a tessere i loro monologhi individuali in relazioni: il rischio che le energie dei singoli rimangano rinserrate nelle proprie circonferenze emotive disperde la tensione drammatica delle esistenze di cui si fanno testimoni. Vedere danzare delle monadi, con i corpi e con le parole, non è bastato: si sente l’urgenza e la necessità di un incontro, scontro o scambio, che tuttavia non è mai avvenuto.

Le vent se lève: il faut tenter de vivre. Il vento di cui parlava Paul Valéry soffia debolmente tra gli spettatori; intuiamo come i sei personaggi – nonostante tutto e contro di loro – non possano cedere al naufragio in cui sembrano scivolare le loro vite, violentati e salvati dalla perversa testardaggine di quell’«atomo di felicità» che erutta nell’anima, sprezzante e vivo. Abbiamo conosciuto questi potenziali felini nell’anticamera della reazione, della riscossa: chissà che non li ritroveremo, in futuro, ruggenti per davvero.

 

RUGGITO
ideazione Michela lucenti e Maurizio Camilli
scrittura fisica Michela Lucenti
parole e suoni Maurizio Camilli
danzato e creato con Maurizio Camilli, Ambra Chiarello, Mirko Lo Piccolo, Michela Lucenti, Alessandro Pallecchi, Giulia Spattini
luci Stefano Mazzanti
foto Jacopo Benassi
produzione e organizzazione Balletto Civile
con il sostegno di Fondazione Teatro della Tosse Onlus, Fondazione Teatro Due
e MIBAC Ministero per i Beni e le Attività Culturali

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