Il viaggio di Ramat Safi

di Matteo Valentini

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“Compleanno Afghano” è l’ultimo appuntamento con la ”Trilogia degli stranieri”, un progetto nato nel 2011 dalla collaborazione del Teatro Cargo con Samarcanda e Tangram, due comunità d’accoglienza per minori non accompagnati e richiedenti asilo. Ragazzi arrivati dal Pakistan, dall’Afghanistan, dalla Nigeria e dal Senegal, sotto la guida di Sara Cianfriglia e Laura Sicignano, misero in scena “L’Odissea dei ragazzi”, uno spettacolo in cui le peregrinazioni di Ulisse, le sue astuzie, le sventure, venivano legate a quelle dei ragazzi sul palco. Nel 2013 arriva “Bianco&Nero”, uno spettacolo sulle diversità e sugli incontri, sempre scritto e guidato da Laura Sicignano, con Irene Serini e Emmanuel Ansan Osaro.
Quest’anno la terza e ultima tappa: “Compleanno Afghano”, in cui alla scrittura della direttrice artistica del Cargo si aggiunge la mano di Ramat Safi, unico attore sulla scena.

Lo spettacolo vede Ramat preparare la festa per il suo diciottesimo compleanno e, nel frattempo, raccontare del suo rocambolesco viaggio dall’Afghanistan all’Italia. La narrazione non si srotola regolare dall’inizio alla fine, ma salta burrascosamente da un momento all’altro della storia. Il pubblico segue Ramat in camion dall’Afghanistan all’Iran, nelle risse scoppiate tra lui e i Tunisini all’interno della comunità, al confine tra Iran e Turchia, dove si rompe un ginocchio durante l’inseguimento della polizia di frontiera, sulla barca di fortuna che dalla Grecia lo porta all’Italia, ma anche sul suo profilo Facebook e tra le belle ragazze afghane.

Nonostante la crudezza della storia, la voce di Ramat non si innalza mai ad un tono tragico, ma si fa dura, impaurita, esultante – guadagnando in veridicità e tensione – mentre il suo corpo da boxeur è in perenne fremito. La sua pronuncia è ritmica e le cadenze precise sembrano aiutare l’attore a recitare i cinquanta minuti di spettacolo mandati a memoria. La narrazione ha, in questo, una suggestione quasi epica.
Ampio è lo spazio lasciato dalla regia ai video che ora interrompono la narrazione (il videogioco di guerra ambientato in Afghanistan), ora la sostituiscono (le immagini confuse che accompagnano il racconto, registrato, della traversata Grecia-Italia) ora la esplicitano (la folla di sorridenti ragazze afghane descritte da Ramat).
Una caratteristica della messa in scena è la sinteticità, la sobrietà nel ridurre un concetto, una persona, una situazione a un oggetto di nessuna apparente importanza: gli amici che Ramat conosce in comunità, ad esempio, sono bandierine senegalesi, nigeriane, italiane, mostrate o nascoste mentre la storia prosegue. Dietro ad ogni oggetto si nasconde un non detto, esplicitato dalle circostanze e dalla narrazione: con questo accorgimento registico la messa in scena guadagna in velocità ed acutezza.

La volontà di creare uno spettacolo che aiuti a staccarsi dallo schermo del televisore e a incontrare davvero l’immigrazione, è testimoniata dallo spazio reso disponibile alla conversazione con il pubblico: dopo il buio, Ramat smette i panni dell’attore e indossa quelli dell’uomo. Le domande iniziano dopo qualche secondo di silenzio incredulo, in cui ci si rende conto che la quarta parete si è afflosciata e sul palco, davanti agli occhi di tutti, c’è uno di quei clandestini su cui politici e giornalisti sembrano aver tanto da dire. Un’anziana spettatrice chiede a Safi quanto la fede in Allah lo abbia aiutato nel suo viaggio e lui, laconico e sorridente, risponde: «Non sarei qui».

 

COMPLEANNO AFGHANO

di Ramat Safi e Laura Sicignano
regia di Laura Sicignano
con Ramat Safi
musiche originali, video e assistenza tecnica Luca Serra
luci Tiziano Scali
scene Laura Benzi
costumi Maria Grazia Bisio
collaborazione alla regia Sara Cianfriglia
produzione Teatro Cargo

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