Murmures des murs: attraversando lo specchio

di Marta Cristofanini

FOTO © Richard Haughton 1

La sala Aldo Trionfo del Teatro della Tosse è straripante di un pubblico vario e vivacissimo: famelica aspettativa serpeggia tra le file di poltrone rosse per il francese Murmures des murs, opera che deve i propri fortunati natali a Victoria Thierée Chaplin, la quale si fregia dei titoli di ideatrice, regista e scenografa. Dopo una prima collaborazione avvenuta nel 2003 con L’oratorio d’Aurélia, madre (Victoria) e figlia (Aurélia, per l’appunto) confermano nel 2011 il loro sodalizio artistico con questo nuovo capitolo di teatro circense, un teatro che si priva in questo caso della parola per rendere protagonisti i corpi, gli oggetti e i luoghi stessi in cui la scena si manifesta. Il progetto è stato reso possibile grazie alla solida collaborazione esistente tra le artiste e la Compagnie des Petites Heures, casa di produzione teatrale fondata e diretta dal 1986 da Frédéric Biessy.

Inizialmente la scena è spoglia, fredda: una donna, in procinto di abbandonare la propria casa, sta ultimando gli ultimi scatoloni di cartone dopo le insistenti sollecitazioni di quello che sembrerebbe essere un geometra o il responsabile del trasloco. La giovane – occhi languidi, larghi e mutevoli come due specchi d’acqua – sembrerebbe rimettersi al lavoro per l’ennesima volta. Ma i successivi tentativi di rinchiudere – imprigionare – nelle scatole gli oggetti – un ombrellino, delle scarpe rosse, un servizio da tè… – vengono puntualmente disattesi: le scarpe rosse continuano a riapparirle ai piedi senza che lei se ne accorga, viene ripescata da una scatola solo la nuda intelaiatura dell’ombrello, misteriosamente spogliato della tela, e gli scatoloni, su cui ella va arrampicandosi, sembrano resistere alla legge di gravità senza mai rovinare a terra.
La parte introduttiva viene proposta alla stregua di un numero di prestigio, assoggettando il pubblico alla meraviglia attraverso i consueti trucchi del mestiere: il risultato è che la platea già durante i primi minuti è rapita, poiché l’incanto appare inspiegabile ed è subito chiaro che, sul palco, tutto potrà accadere.

La protagonista veste i panni di una novella Alice, cresciuta certo, ma sempre evidentemente impossibilitata ad abbandonare il regno della fantasia, nonostante la realtà spinga rudemente per poter entrare con i suoi doveri, la contabilità, le responsabilità; tutte qualità impersonate da un esilarante Antonin Maurel, un Bianconiglio al rovescio: infatti sarà lui per tutto lo spettacolo a rincorrere Aurélia-Alice riuscendo ad inserirsi in ogni quadro onirico. Dapprima egli apparirà come autorità incorruttibilmente estranea e disturbante, che poi andrà ad essere man mano sempre più letteralmente inglobata all’interno di questi indomabili scenari fantastici.

E’ Aurélia ad intervenire e plasmare la materia dei propri sogni oppure lei stessa è sottomessa alle leggi di una sorta di Caso Creativo, vittima e prigioniera dei deliri di un altro sognatore? Caso Creativo, in quanto lo spettacolo consiste in una proliferazione esplosiva di trovate poetiche dal forte impatto emotivo e visivo, concatenate attraverso associazioni di idee – principio caro alla corrente surrealista, con cui Murmures des murs condivide indubbie assonanze. L’atmosfera onirica ricreatasi risulta essere potentemente realistica, nel senso di plausibile, proprio per la sapiente commistione di elementi che risultano essere divertenti ma i quali, in modo ambivalente, sempre sono attraversati da tensioni oscure, che conferiscono ad ogni scena un qualcosa di instabile, precario, sfuggente: sensazione che ben si concretizza nei fluidi passaggi da un quadro scenico all’altro, in cui i personaggi e le scene stesse si liquefanno o scompaiono letteralmente allo sguardo del pubblico.

L’Inquietudine come elemento narrativo irrinunciabile è un topos classico della tradizione fiabesca: le fiabe dai toni dark dei fratelli Grimm o quelle di un Andersen non ancora “inquinato” ed edulcorato dalla Disney. La suggestione e il brivido di affacciarsi sull’insondabile ignoto è un’esperienza a cui da bambini, benché in diversa misura, si viene sempre esposti. La tana del coniglio si spalanca davanti, voragine allettante e spaventosa. L’adulto dimentica nel proprio controllo della quotidianità la presenza stravagante e pericolosa di queste altre dimensioni del Possibile.

Spogliandosi a malincuore dello stupore bambino e costringendosi nuovamente nella giacca dell’adulta, si deve riconoscere a fine spettacolo che in realtà il trucco esiste e risiede nella perfezione sincronica degli acrobati-interpreti e non solo: vi è una genialità ed efficienza parimenti distribuita tra interpreti, scenografi, costumisti che riescono così insieme a far efficientemente funzionare una complessissima  e delicatissima macchina di precisione.
Riflesso a suo modo rivelatore di tale coscienziosa precisione e che però ne sottolinea un aspetto negativo in fatto di resa espressiva è la meccanicità ginnica e neutra con cui si eseguono alcuni passaggi tecnici da una scena e all’altra, la cui velocità a volte risulta essere eccessiva e non aiuta né il pubblico né gli artisti a godere ed a stare nella situazione proposta.

Quello che è stato precedentemente chiamato il Caso Creativo è frutto di una coscienziosa pianificazione avvenuta dettaglio su dettaglio, metodicamente. Alice sguscia sì da un sogno all’altro, facendosi uccello, ballerina, rischiando violenza da un fantoccio, finendo annegata, ospedalizzata, arrampicandosi sui palazzi, facendo amicizia con giganteschi cani di ghiaccio; può sì fuggire dalle incombenze di una realtà a cui non può o non riesce ad appartenere, ma Aurelia deve servirsi di una disciplina ferrea perché la Fantasia possa trionfare completamente libera, almeno in apparenza.

Si tratta di un segreto che ben conoscono gli artisti circensi e i prestigiatori: lo stupore è nell’ apparentemente impossibile che si lascia realizzare.
Murmures des murs, come tutti i grandi classici del racconto “d’infanzia”, e come certi sogni, offre a tutti un’altra occasione per bussare allo specchio e, come Alice, per provare ad attraversarlo, ancora una volta.

MURMURES DES MURS
Uno spettacolo di Victoria Thierree-Chaplin
con Aurelia Thierree e Jaime Martinez, Magnus Jakobsson o Antonin Maurel
ideazione e regia: Victoria Thierree-Chaplin
Produzione Compagnie des petites heures / Victoria Thierree Chaplin
Produzione in tour CRT Milano / Centro Ricerche Teatrali

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