Mitipretese di regia

di Matteo Valentini

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Con l’appoggio dell’associazione Artisti Riuniti, la compagnia Mitipretese presenta al Duse “Le Troiane. Frammenti di Tragedia”, un personale adattamento di “Troiane”, ottenuto attraverso la commistione del dramma euripideo con testi di Seneca, Ovidio e Sartre. Mitipretese è una compagnia fondata nel 2005 da Alvia Reale, Manuela Mandracchia, Mariàngeles Torres e Sandra Toffolatti, con l’intento di cercare testi teatrali che parlassero del femminile in modo diverso dal solito, «testi in cui la donna non fosse raccontata soltanto in quanto madre, moglie, amante, testi che affrontassero temi quali etica, politica, scienza, lavoro, al di là del genere.» (Intervista a Voce e Spettacolo).

L’interesse della compagnia nei confronti del femminile ha un riscontro, qui, nell’eliminazione dei personaggi maschili e di tutte le divinità. In scena, infatti, compaiono esclusivamente le quattro celebri vittime della guerra di Troia: Ecuba (Gianna Giacchetti), figura androgina, donna eppure nuovo capo della comunità troiana, nobile eppure logorata dagli anni, vestita di nero e scalza; Andromaca (Mariangeles Torres), la quale porta con sé tutte le virtù di moglie e madre amorosa con il suo portamento grave e il vestito scuro lungo fino ai piedi, costretti in scarpe alte e chiuse; Cassandra (Manuela Mandracchia), la cui veste bianca da sacerdotessa consacrata ad Apollo può trasformarsi in un abito da sposa, che amaramente preannuncia il suo futuro da concubina di Agamennone; Elena (Sandra Toffolatti), ben caratterizzata dal rossetto, dal vestito scollato e dai capelli acconciati. Tutte e quattro le attrici calcano il palcoscenico dall’inizio e rimangono ininterrottamente sul palco fino alla fine, in angosciosa attesa di essere affidate ai capi greci.

Se il nuovo adattamento drammaturgico si concentra in modo piuttosto efficace sulla condizione della prigioniera di guerra, non uccisa perché bottino tanto ambito quanto inerme, quasi non pervenuto è l’altro grande tema che Euripide affidò alla sua tragedia: la convinzione che la guerra sia una disgrazia anche per i vincitori, espressa nel dialogo tra Poseidone e Atena che apre la versione originale del dramma. Un diverso intervento sul testo euripideo riguarda il ruolo di Elena, che qui assume le vesti di Taltibio, l’araldo dei Greci, e annuncia alle sue tre compagne l’identità dei loro nuovi padroni: chi meglio di lei potrebbe farlo, data la sua “collusione” con i nemici? Sempre a proposito di Elena, l’eliminazione di ogni parte maschile è la causa del suo felice interrogatorio, in cui la si vede mentire a un invisibile Menelao e salvarsi dalla lapidazione. Anche la parte di Cassandra è decisamente estesa grazie all’Agamennone di Seneca: la profetessa, posseduta da Apollo, annuncia l’uccisione del re miceneo, specchiandosi in una bacinella d’acqua che prefigura la vasca in cui avverrà l’omicidio. Nella scenografia di Mauro De Santis troviamo un altro importante rimando al tema delle donne in guerra: un lungo tavolo, su cui sono ammonticchiati un’infinità di vestiti da bambino, rievoca una delle terribili occupazioni a cui erano costrette le prigioniere nei lager nazisti.

La regia, curata dalle attrici stesse, presenta un’efficacia discontinua. La scelta di cantare gli stasimi convince, soprattutto per l’assoluta comprensibilità del dettato, non scontata. È apprezzabile, inoltre, lo sforzo di ricostruire le prerogative di ogni personaggio attraverso il fisico e i costumi delle attrici. La scelta interessante di far restare sul palco dall’inizio alla fine tutti e quattro i personaggi è, invece, sorretta dalla decisione debole di caricare al limite della declamazione l’espressione vocale dell’attrice messa in luce di volta in volta, riducendo le altre ad un’inutile immobilità.
Il suddetto limite della declamazione è spesso superato da Gianna Giacchetti, che urla il suo dolore ai quattro venti e a nessuno, e da Mariangeles Torres al momento di rivolgere l’ultimo saluto al figlio Astianatte.
Evitano la retorica le attrici che meglio usano il corpo (Sandra Toffolatti, che seduce il suo inesistente aguzzino nel già citato interrogatorio, e, soprattutto, Manuela Mandracchia, che con attenzione separa i momenti di follia da quelli di invasamento), ma non evitano allo spettacolo ampollosità e lentezza.

 

LE TROIANE – Frammenti di Tragedia
progetto di Mandracchia, Reale, Toffolatti, Torres
con Gianna Giacchetti, Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti, Mariàngeles Torres
scenografia e luci Mauro De Santis
musiche originali eseguite dal vivo Francesco Santalucia
costumi Cristina Da Rold
produzione Artisti Riuniti e Mitipretese

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