La Diva di Elisabetta Pozzi al Teatro Duse: un’esistenza spettacolare attraverso la regia di Laura Sicignano

di Matteo Valentini

Foto di Carlo Alberto Alessi

Foto di Carlo Alberto Alessi

Ma, ben presto, la tromba d’aria che trascinava tutti verso i Guermantes, e che aveva trascinato anche me, prevalse, egli si alzò e se ne andò, lasciando Fedra, o la morte – non si capiva bene quale delle due  – a finir di mangiare con la figlia e il genero i dolci funebri.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto – Il Tempo ritrovato

 

Nel 1937 William Somerset Maugham, romanziere e commediografo britannico, pubblica “Theatre”, in traduzione italiana “La diva Julia”, romanzo che narra la vita e i legami sentimentali dell’attrice Julia Lambert. Nel 2014 Laura Sicignano ne propone un’intelligente riduzione teatrale in forma di atto unico, “La diva”, di cui cura la regia. Il monologo della protagonista (Elisabetta Pozzi) si svolge nel suo camerino e qui, tra gli imponenti mazzi di fiori, la toeletta e il divano, si muove silenziosa la domestica di Julia, interpretata da Sara Cianfriglia.

Elisabetta Pozzi racconta in prima persona la storia professionale, famigliare, amorosa di Julia Lambert e presta di tanto in tanto la voce al marito di lei, Robert, e ad altri personaggi della sua vita, attraverso il dialogo con un manichino porta parrucca o con un fiore o con una delle fotografie di cui il palcoscenico è invaso. Elisabetta Pozzi convince appieno nella parte della Diva ora autoironica e sarcastica, ora civettuola e vanitosa, che riesuma gli scheletri non scacciati dall’armadio, i propri trionfi e le amarezze. Sara Cianfriglia oppone al fiume di parole della padrona un ostinato mutismo e assume sul palcoscenico le veci della regista: prepara Julia per andare in scena, la conduce nei diversi spazi del camerino, fa partire la musica, cambia con piccoli accorgimenti la scenografia (i fiori, per esempio, non stanno mai nella stessa posizione per più di dieci minuti), in modo tale che questa sia in perenne divenire e che tenga costantemente all’erta l’attenzione dello spettatore.
L’opposizione fra le due figure è accentuata anche dalla loro posizione sul palco: se Elisabetta Pozzi è spesso e volentieri sdraiata sul divano, seduta davanti allo specchio o per terra, Sara Cianfriglia è quasi sempre in piedi, pronta per il servizio.

Essenzialmente due sono le scoperte reminiscenze letterarie che, senza pedanteria, impreziosiscono il testo. Una è la “Fedra” di Jean Racine, sia “cavallo di battaglia” di Julia sia rimando alla sua situazione sentimentale, che la vede innamorarsi pazzamente del giovane Tom, il ragioniere del suo teatro. L’altra è “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust che, oltre ad essere citato letteralmente, è richiamato da diversi elementi. La decadenza della Lambert ricorda quella della Berma, attrice prediletta dal protagonista della Recherche, la quale fino alla fine dei suoi giorni recita, come Julia, il già ricordato dramma di Racine. In entrambe le opere è presente il tema del tempo che trasforma e devasta i corpi. Il senso di putrefazione, che esala nelle feste organizzate da Julia per i “big” di Londra, è simile a quello della matinée finale in casa Guermantes.

Con l’arrivo della vecchiaia, Julia Lambert vede il proprio corpo infiacchito, sente la voce arrochita e, dopo non pochi momenti di autoillusione («Guarda che sode queste gambe!», si vanta di fronte alla domestica che le infila le calze), afferra l’affascinante legge che domina il teatro: la creazione di ogni attore scompare inesorabilmente alla fine di ogni spettacolo e nulla ne rimane. Ha senso, dunque, occuparsi di un qualcosa che ogni sera muore e rinasce la sera dopo, per poi, di nuovo, morire? “La Diva” pone implicitamente questa domanda, che raggela. Ci si rende conto, però, che questa caducità, estrema nel teatro, è propria di ogni essere. Vengono così in mente le parole di “Barthes di Roland Barthes”: «lo spettacolo è la categoria universale sotto le cui spoglie viene visto il mondo».

 

LA DIVA
tratto dal romanzo “La Diva Julia” di William Somerset Maugham
tradotto da Franco Salvatorelli
adattato per il teatro da Laura Sicignano
regia Laura Sicignano
con Elisabetta Pozzi e Sara Cianfriglia
scene Laura Benzi
costumi Maria Grazia Bisio
musiche originali di Matteo Spanò e Giacomo Gianetta
luci Tiziano Scali
assistenza tecnica Luca Serra
produzione Teatro Cargo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: