“Su misura” premiato al concorso “La danza in 1 minuto”, la videodanza d’autore alle prese con la sartoria. Intervista al collettivo Augenblick.

di Gaia Clotilde Chernetich

con la gentile collaborazione di Livio Lepratto

 

Guardate Su misura: è un nuovo segno della vitalità della comunità artistica genovese e della bravura degli artisti che la animano. Questo è il primo lavoro di un collettivo che da pochissimo tempo – e da subito con ottimi risultati – ha iniziato ad operare, in particolare, nell’ambito articolato e ibrido della videodanza.

Si chiamano Augenblick, sono Marina Giardina, Alessandra Elettra Badoino, Marco Longo e Fabio Poggi ed il loro progetto Su misura ha già vinto ben due premi – il primo premio della giuria e il premio speciale di sostegno alla produzione – alla IV edizione del concorso di videodanza La danza in 1 minuto, un contest originale e di respiro internazionale organizzato da COORPI – Coordinamento Danza Piemonte. In quanto vincitore, il collettivo è stato invitato al Festival Cinedans di Amsterdam, dove verrà proiettato Su misura, mentre la versione completa del lavoro sarà presentata in occasione dell’edizione 2015 del concorso.

Su misura riflette un universo eterogeneo dove diversi linguaggi coreografici si incontrano. Vi trovano spazio gestualità minime tratte dal muoversi antico del mestiere di sarto ed altre azioni puramente danzate che i performer utilizzano in parte in quanto appartenenti al loro personale vocabolario coreografico, in parte in quanto identità fisico-motoria di un mestiere. E’ una commistione delicata, quella che attraversa lo schermo, e riesce a fare del corpo il luogo dove convivono vita pubblica e privata, interno ed esterno. Dimostrandosi in grado di essere materia prima di entrambi gli universi – il dentro e il fuori – la danza agisce in realtà da legante, tra scrittura coreografica e immagine in movimento, e dà vita e misura al senso di questa proposta dove la vittoria assoluta è espressa dalla realizzazione di un equilibrio sottile e prezioso tra forma artistica e significato; un equilibrio privo del timore che le parti possano essere invertite, facendo così, della fugacità del gesto, la componente solida della drammaturgia.

Tuttavia, poiché la videodanza chiama in causa il cinema, ci siamo affidati anche allo sguardo sapiente di un critico cinematografico, Livio Lepratto, che ci ha offerto il suo prezioso punto di vista.

(di Livio Lepratto)

In un’intervista rilasciata tre anni fa, il regista Marco Longo dichiarò di ispirarsi al cinema di montaggio di Buñuel, Godard, Von Trier e Lynch. E l’influenza dei quattro grandi maestri stranieri emerge in modo lampante anche in Su misura. Sin dal titolo si intende restituire una personalissima chiave di lettura della danza, intesa come corrispettivo artistico del mestiere del sarto: similmente a quanto fa quest’ultimo, anche l’arte della danza deve essere “cucita” addosso ai danzatori, per esaltare al meglio i loro corpi e i loro movimenti.

Lo stile che il regista sceglie è quello dei maestri sopra citati. Si consideri la carica surrealista del filmato – sospeso a metà tra un paesaggio collinare ligure e un interno neutro – che rimanda, oltre che a un capolavoro buñueliano come Un chien andalou, anche e soprattutto alle sequenze angosciose e oniriche del cinema di Lynch. Quanto mai lynchiano è inoltre l’uso del bianco e nero, che rimanda anche a certo cinema impressionista francese.

Altro elemento caratterizzante è il sonoro (di Claudio Torlai, n.d.R.). A tal proposito va ricordato che Su misura si rifà altresì al cinema muto: non solo per l’assenza del parlato, ma anche per lo scorrimento accelerato e innaturale delle immagini. Gli unici suoni presenti sono un intermittente pianoforte, e un rumore cadenzato e regolare, a metà strada tra un orologio, un metronomo e una macchina da cucire. Il sonoro scelto, se per la sua estrema suggestività è, ancora una volta, lynchiano, per il suo minimalismo si rifà invece a un regista come Lars von Trier.

 

 

Vi proponiamo ora un’ampia intervista alla quale Fabio, Marco, Marina e Alessandra hanno generosamente risposto, aprendoci le porte del loro laboratorio e svelandoci alcuni dettagli del lavoro compiuto per realizzare Su misura.

Augenblick_Su misura 2

Come è nato Augenblick? In che modo avete impostato la vostra collaborazione?

Ci chiamiamo così perché in un attimo, che è la traduzione della parola Augenblick, ci siamo accorti che era semplice unire le nostre diverse provenienze e metterle a disposizione dell’idea di partecipare alla realizzazione di questo video. Abbiamo capito tutto in un attimo, un attimo che conteneva tutto quello che avevamo fatto prima individualmente. Marco proviene dal cinema, Alessandra dalle arti visive, Marina dal teatro, mentre Fabio è un architetto ricercatore. Così è iniziata la nostra collaborazione: in un bar di Genova. Con quaderni e penne alla mano (la carta e la scrittura accomuna ciascuno di noi) e una prima idea di lavorare sull’impercettibile. Su qualcosa che da distante pare essere altro quando ci si avvicina, come nel racconto Oggetti solidi di Virginia Woolf che ha iniziato a circolare tra noi nei primi incontri.

Com’è nato il progetto Su misura?

La prima idea di Fabio era quella di lavorare su una danza delle mani; un piccolo dettaglio che poteva raccontare molto. Marina, però, non ama molto le sue mani e si è rifiutata pensando che le mani di Alessandra potessero essere più belle. Forse, da questa dinamica di piccola gelosia è partito tutto. Poi abbiamo cominciato insieme a provare a raccontare una storia che dalle mani è diventata la storia della danza rituale che vi è nel compiere un mestiere, un lavoro. Una prima indagine è stata fatta per l’appunto sui mestieri: il sarto, il lustratore di scarpe, il tanatoesteta; lavori questi che richiamano immediatamente l’idea di un’arte sul corpo e per il corpo. Abbiamo poi scelto di contemplare il mestiere del sarto, le sue azioni, la misurazione del corpo e del suo rivestimento, e di riflettere sulla misura come emblema di un confine e di una relazione. Siamo partiti da una drammaturgia cui affiancare delle azioni, delle brevi danze, pensando in prospettiva a uno sguardo vicino/lontano che Marco ha subito tradotto nel suo linguaggio: si è venuta così a creare una tessitura di campi cinematografici, il più possibile a servizio del racconto, che ci ha permesso di superare la semplice coreografia per restituire un movimento più ricco, fatto di micromovimenti e intensità brevi. In questo modo alla dialettica vicino/lontano si è subito affiancato il dialogo tra dentro e fuori: dentro (la sartoria) come principio di realtà, fuori come paesaggio onirico e principio di piacere.

In che modo vi siete confrontati – in generale – con la forma della videodanza? Come vi siete confrontati col limite di durata del video imposto dal concorso?

Volevamo superare l’idea immediata della danza filmata e lasciare che a dialogare con noi fosse il racconto: in questo modo è stato possibile far confluire nel video tutte le sensibilità che ci contraddistinguono: il teatro e la recitazione, lo spazio in varie declinazioni – dal paesaggio all’architettura, alla scenografia –, ma anche e soprattutto la grammatica del cinema. In questa prospettiva, ci siamo accorti che il fatto di dover realizzare la nostra idea in un solo minuto è stato molto stimolante perché ci ha costretto, visti i tempi stretti in cui il video doveva nascere, evolvere e compiersi, ad andare all’essenza di ogni passaggio narrativo.

Augenblick_Su misura 1

Quali sono le vostre linee guida? Come avete lavorato sulla tematica che avete scelto?

Il tema che abbiamo esplorato, quello suggerito dal bando, è legato all’impercettibilità. O meglio, immaginando il lavoro e iniziando a discuterne ci siamo accorti che, fra i tre temi proposti dal bando, avevamo già scelto, ancor prima di procedere in modo ragionato e analitico, di concentrarci su quella parola, ovvero sul concetto di impercettibile/imponderabile. Da una prima rassegna delle gestualità proposte quotidianamente da chi lavora muovendo il proprio corpo, soprattutto in ambito artigianale, è emerso in modo nitido il mestiere della sartoria. Dentro a un mestiere particolarmente gestuale come questo ci è parso, infatti, di poter rilevare in modo chiaro e articolato alcuni movimenti che ci parevano già intrisecamente danzati. Quasi prefigurando (e pregustando) che il nostro lavoro sarebbe poi stato non tanto quello di creare ex novo delle sequenze coreografiche, ma piuttosto quello di rintracciare il danzato, il “già in danza” o danzabile nei gesti sicuri e depositati da generazioni di artigiani. Con analoga attenzione per la forma del confine, e per l’impercettibilità che la nozione di confine talvolta implica, abbiamo riproposto una figura classica del cinema, quella del triangolo sentimentale, in questo caso fra il sarto (Fabio Poggi), la moglie (Marina Giardina) e la cliente (Alessandra Elettra Badoino). Grazie al lavoro di regia e montaggio (Marco Longo) siamo stati nuovamente attenti a non cristallizzare le relazioni sentimentali, ma a tracciarne un profilo in divenire, ancora non deciso. Il gioco, e il lavoro, hanno così riguardato le possibili sovrapposizioni di ricordi, immagini, fantasie, nel continuo rimbalzo tra interni e esterni, fra le impressioni di un mondo sentimentale intimo e le espressioni di sorprese, dubbi, desideri.

In che modo pensate di sviluppare il progetto a fronte del doppio premio che avete ricevuto?

I riconoscimenti ottenuti ci permetteranno di affrontare la realizzazione del nuovo progetto con una maggiore consapevolezza produttiva, valorizzando specialmente gli aspetti tecnici e formali del nuovo video. Il valore di Su misura va rintracciato nella spontaneità con cui ci siamo incontrati. Crediamo che questa spontaneità, questo gusto del gioco forse un po’ infantile ma prezioso, sia un ingrediente chiave per sviluppare le nostre nuove idee.

 

La danza in 1 minuto

Un progetto di COORPI – Coordinamento Danza Piemonte

Direzione artistica Cristiana Candellero | Lucia De Rienzo

Con il sostegno di MiBACT – Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo | Regione Piemonte | Città di Torino | Fondazione CRT

Con il patrocinio di Città di Moncalieri

In collaborazione con CINEDANS | Fondazione Piemonte dal Vivo | Piemonte Movie | CINEDUMEDIA – Laboratorio Multimediale G. Quazza – Università di Torino DAMS | Scuola Internazionale di Comics – Accademia delle Arti Figurative e Digitali | Lavanderia a Vapore – Centro di eccellenza per la danza | Fondazione Romaeuropa | Cro.Me. Cronaca e Memoria dello Spettacolo

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