Atridi: ritratto-autopsia di una famiglia

di Marta Cristofanini

atridi

Foto di Mario Taddeo

In scena al Teatro Gobetti di Torino il 18 e il 19 novembre, “Atridi / Metamorfosi del Rito” è l’ultima creazione della piemontese Piccola Compagnia della Magnolia, la cui nascita è stata assistita dall’ambizioso sguardo registico di uno dei membri storici della formazione, la trentenne Giorgia Cerruti. Lo spettacolo si inserisce all’interno di un ambito di lavoro e d’incontro più ampi: tra il 2014 e il 2016 si darà inizio ad un vero e proprio vagabondaggio europeo, il cui scopo dichiarato è l’incontro tra tutti coloro – artisti e spettatori – che vogliano condividere le proprie esperienze domestiche, affidando i propri ritratti di famiglia alla Piccola Compagnia la quale conserverà il materiale raccolto per poi costituirlo, al termine della tournée, in un film-documentario.

Atridi vuole indagare i sotterranei dell’entità “famiglia” quale organizzazione sociale che mette in comunicazione l’aspetto domestico-privato con quello sociale-pubblico. I miti greci hanno un’indubitabile e consistente dimensione famigliare alle spalle a cui far riferimento nella spiegazione causale degli eventi più disparati, soprattutto politici: abbandoni, litigi, gelosie, tutti elementi che fuoriescono prepotentemente dalla dimensione del mikros per investire con furia e splendore il makros. La grandiosità di tale intuizione si riverbera tutt’oggi proprio perché fu un popolo di grandi strateghi e politici ad elaborarla e nutrirla nelle proprie produzioni poetico-letterarie. La guerra di Troia è stata tramandata, nella letteratura, come il tentativo di recupero di una splendida fuggitiva e, quindi, di ricostituzione famigliare; allo stesso modo, il nodo tragico che scatenerà il dramma degli Atridi è situato al momento della partenza delle truppe achee alla volta di Troia ma il motivo scatenante, seguendo naturalmente la versione poetica tramandataci, è sempre di stampo famigliare. Mettendo da parte l’elemento divino, il fattore decisivo coincide con il dilemma di un genitore, Agamennone, il quale deve scegliere se sacrificare o meno l’unione e la felicità della propria famiglia per “questioni di stato”: l’uccisione della figlia Ifigenia da una parte e la condanna, virilmente inaccettabile, alle vele ammainate dall’altra.

E’ vittoriosa la Piccola Compagnia della Magnolia nel suo indagare l’angusto e claustrofobico spazio famigliare degli Atridi? Sì e no. Innegabile la riuscita della resa di un sentimento cieco e folle a guidare i sentimenti di ciascun membro, dall’impulso indomabilmente omicida di un’Elettra assomigliante ad una Furia, al terrore ingovernabile e violento da cui è invaso Egisto, all’oscuro pentimento veggente che sconvolge i sogni e le notti di Clitemnestra. Solo Oreste appare pacato, distaccato, con l’arroganza di un cielo sereno ed alto. Egli incarna l’Altrove; troppo giovane per ricordare l’odore del sangue ma non così tanto da ignorare il richiamo di un destino da cui è inesorabilmente deciso. Oreste è solo il “lasciapassare” divino di Elettra, lo sparo nell’aria che segnala l’inizio della corsa, l’apertura dei giochi. Questo loro essere invasati, posseduti è efficacemente reso dall’introduzione di momenti di danze che trasportano per il palco i personaggi con movenze di bufera: si tratta di passi ispirati alla tradizione indiana del kathakali, a cui si uniscono anche gestualità prese in prestito dai movimenti dei matador delle corride spagnole. Oltre al movimento corporeo, anche l’utilizzo della voce ha un potente effetto straniante: infatti Giorgia Cerruti, come ho avuto modo di appurare dopo lo spettacolo grazie al dialogo avuto con la regista, ha spiegato di portar avanti da anni uno studio sulla scomposizione vocale il cui effetto è quello di rendere la voce recitativa innaturale, irrigidita in un solfeggio che si risolve in cantilena strozzata, strappata, affaticata, dolorante. Ciò ha contribuito alla resa fisica di un’oscura perversità ma ha anche un effetto ripetitivo e disturbante sullo spettatore che si sente allontanato dalla vicenda piuttosto che coinvolto in essa. L’utilizzo paranormale e straordinario – nel senso di extra-ordinario – dell’espressione vocale è una scelta interessante ma non riesce a marcare e differenziare in maniera consistente i personaggi, la qual cosa avrebbe colorato di varietà uno spartito che rischia altrimenti di diventare illeggibile nella sua ingombrante omogeneità.

I costumi orientaleggianti ma essenziali e la scarna scenografia sono azzeccati per incorniciare i rapporti di questa famiglia consunta dall’incomprensione, ammorbata dalla presenza di morti che non vogliono morire e che campeggiano tirannici sui vivi. Eppure, nonostante tutto, lo spettacolo si prepara ad una climax che non viene mai raggiunta. Il trampolino di lancio è presente e ben fermo, ma dopo la rincorsa i piedi si arrestano, l’energia inchioda e ritorna indietro, in uno movimento spasmodicamente circolare che alla lunga stanca e frustra l’aspettativa.

Il lavoro è ispirato e coopera sinergicamente con il fumetto “Atridi” di Paola Cannatella, di cui alcune tavole sono state esposte nel foyer del teatro. Osservando le foto esposte insieme alle tavole dell’artista, scattate durante la prima rappresentazione avvenuta a Lione al Festival Printemps d’Europe-Lyon, ho rilevato e fatto notare alla regista come lo spettacolo paresse avere una fisionomia apparentemente molto diversa rispetto a quella presentata a Torino. Cerruti ha spiegato che il progetto originale dello spettacolo aveva una durata di due ore e ripercorreva molto più nettamente i contorni della storia illustrata, adottandone fedelmente trovate sceniche e strutturali; anche la sceneggiatura riprendeva esplicitamente i dialoghi del fumetto. Le motivazioni addotte dalla regista per giustificare un cambiamento così significativo nella messinscena e che ne ha determinato la brevità – la nuova versione “tagliata” dura soltanto un’ora – risiedono in un desiderio di levigazione scenica e narrativa volta a rendere più compatto e uniforme il racconto della vicenda. Congedandosi, Giorgia Cerruti ha aggiunto che neppure lei sa se questa rappresentazione al Teatro Gobetti possa considerarsi la versione ultima.

La particolarità di questo progetto, e la sua forza, risiedono proprio nella sua apertura al cambiamento, alla metamorfosi per l’appunto: si cristallizzerà mai nel suo cammino in una forma permanente e definitiva? Ma soprattutto: ve ne è l’esigenza, visto il mutevole materiale umano che avrà a disposizione?

 

Atridi // Metamorfosi del rito

con Davide Giglio, Giorgia Coco, Ksenija Martinovic, Camilla Sandri, Matteo Rocchi
elaborazione e regia Giorgia Cerruti
costumi Gaia Paciello – Atelier Pcm
scene Gaia Paciello, Riccardo Polignieri
luci Riccardo Polignieri
audio-suoni Carlo Girardi
produzione Piccola Compagnia della Magnolia in coproduzione con Festival Benevento Città Spettacolo Festival Printemps d’Europe-Lyon in collaborazione con Alliance Française di Torino con il sostegno di Sistema Teatro Torino e Provincia

 

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