W (prova di resistenza): come in una fiaba

di Matteo Valentini

W-Marco Caselli Nirmal

Foto di Marco Caselli Nirmal

Segnalato dalla giuria di “Scenario 2013”, “W (prova di resistenza)” è il secondo spettacolo della rassegna “Scenario alla Tosse”, creato e interpretato da Beatrice Baruffini, che racconta una storia di lotta operaia e popolare della sua città, Parma. Il primo agosto 1922 l’Alleanza del Lavoro, grande fronte sindacale, mise in atto uno sciopero generale nazionale in opposizione alle violenze operate dalle squadre d’azione fasciste ai danni delle associazioni operaie e sindacali di sinistra. La reazione fu immediata: le città che contenevano le cellule di questa ribellione vennero occupate seduta stante. Parma era una di queste, ma lo zoccolo duro dello sciopero si concentrava soprattutto nei quartieri popolari del Naviglio e dell’Oltretorrente: qui inizia e finisce la storia raccontata dalla Baruffini, che con trenta mattoni forati dà corpo alla propria narrazione. I mattoni sembrano pervasi da un’inesauribile ansia metamorfica: quello che prima era un ponte diventa un cannone, il palazzo popolare è pronto a ergersi come minaccioso squadrista, basta una bandana rossa e l’operaio si tramuta in un Ardito del Popolo. Essi sono simbolo della resistenza, o della prova di Resistenza, che la popolazione parmense sostenne saldamente contro la violenza fascista e contro ogni previsione.
Beatrice Baruffini colpisce per l’accoramento con cui racconta quei sei giorni d’agosto, affinchè nulla venga sprecato della sofferenza e delle lotte che il Naviglio e l’Oltretorrente dovettero e vollero affrontare. Nonostante la passione che lo pervade, lo spettacolo manca di lucidità, di verosimiglianza e la vicenda sembra confinata in un’atmosfera di favola, dove gli assedianti sono macchine distruttrici pronte a qualsiasi sopruso e gli assediati sono uomini e donne splendidi nella loro valorosa povertà. Un romanzo d’appendice non potrebbe essere meno complesso.

Queste testimonianze sono sempre state estremamente preziose; lo sono ancora di più oggi, mentre le nazioni Europee vedono rinascere al loro interno movimenti e partiti di stampo autoritario, se non dichiaratamente di estrema destra. Per essere significative, le storie, soprattutto se realmente accadute, devono però avere personaggi umani, non macchiette, nè personaggi da operetta, nè devono scadere nella più vieta retorica semplicistica, che sta, tra l’altro, tornando di moda con l’autoritarismo. Già Fenoglio capì che in una guerra non esistono morti giuste, nè nemici inumani, nè sacre cause: una visione difficile, ma interessante e portatrice di discussioni. Qui ogni avvenimento è trascinato su un piano melodrammatico: la morte della giovanissima vedetta Gino Gazzola, per esempio, è già straziante, incomprensibile e ingiusta di per sè, caricarla troppo significa minare alla tensione e alla partecipazione del pubblico.

Lodevole, dunque, l’iniziativa di raccontare in giro per l’Italia un’avvenimento di cui non si fa accenno nei manuali di Storia e che potrebbe essere, erroneamente, giudicato marginale. I mattoni, inoltre, si accompagnano molto opportunamente alla narrazione, conferendole, oltre alla corrispondenza simbolica, un’immediata consistenza. L’aria in cui è immerso lo spettacolo, purtroppo, allontana dalla realtà lo spettatore e lo porta in un mondo fiabesco dove è difficile orientarsi e prendere una posizione critica.

 

W (prova di resistenza)

Segnalazione Speciale Premio Scenario 2013

di e con Beatrice Baruffini

tecnico Riccardo Reina

disegno luci Emiliano Curà

montaggio audio Dario Andreoli/Dario Alberici

voce Marco Musso

foto e video Jacopo Niccolini/Wendyfilm

 

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