DANZARETEATRO, l’esperimento di “Radio Kitchen Gbena” al Teatro Archivolto

di Matteo Valentini

Radio Kitchen Gbena è andato in scena al Teatro Archivolto nell’ambito della rassegna DANZARETEATRO, per raccontarvelo abbiamo approfittato della disponibilità di una delle autrici, Francesca Pedullà, che ci ha rilasciato un’intervista.

Kitchen2(fotografia di Erik Godahoue)

Da diversi anni Francesca Pedullà focalizza il proprio lavoro sulle situazioni conseguenti a scambi o scontri fra culture. Sul palco di DANZARETEATRO, la danzatrice – coautrice dello spettacolo insieme a Sara Parisi e Antoine Renouard – ha presentato Radio Kitchen Gbena, un’opera che può essere inserita in questo ambito di rapporti tra etnie e popoli diversi: “Radio Kitchen Gbena – sostiene Francesca – nasce da lunghe esperienze vissute in Benin, un piccolo Stato tra il Togo e la Nigeria. Nasce dal senso di impotenza di fronte a certe contraddizioni e dall’ironia che serve per superare i momenti difficili”.

Nella messa in scena, la contrapposizione tra la realtà europea e quella africana è espressa dalle voci fuori campo di due conduttrici radiofoniche, che sproloquiano sui “classici” problemi che affliggono alcuni Paesi dell’Africa – la fame, la mancanza di ospedali, la mortalità infantile – proponendo collette e aiuti più per fare audience che per sincera solidarietà.

Una volta conclusa questa introduzione, Francesca Pedullà e Sara Parisi fanno uso di movimenti semplici – quelli della quotidianità – e reiterati, ripresi dalla videocamera di Antoine Renouarde per poi essere proiettati sul fondo della scena alla ricerca di uno straniamento percettivo del pubblico. Attraverso questa scelta, forse, la compagnia prova ad esplicitare verità molteplici, distruggendo così l’idea che possa esistere una verità univoca e assoluta.

Gaia_021(fotografia di Kelly Costigliolo, nella foto: Francesca Pedullà)

Parlando dell’ispirazione che l’ha spinta a scrivere questo spettacolo, Francesca Pedullà afferma: “Si tratta di un’urgenza autobiografica che mi accomuna agli altri due autori: qualcosa di davvero traumatico che abbiamo vissuto insieme, qualcosa di difficile da collocare o giustificare, perché ancorato ad una logica sociale ed emotiva che appartiene ad un’altra cultura”. Si tratta, forse, del trauma per un’esperienza vissuta in Benin, della difficoltà di mettere in relazione due culture di fatto così diverse oppure della difficoltà di trasmettere una riflessione nata in un contesto non occidentale: in ogni caso quello che ci troviamo ad osservare sulla scena è un po’ incomprensibile. Il tema non è mai esattamente esplicitato, nemmeno dalle scelte coreografiche delle due danzatrici. L’uso della telecamera, che inizialmente sembra essere interessante anche da un punto di vista puramente visivo, appare infine un po’ troppo artificiale e non comunicativo. Seduti in platea, ci spiaciamo di non aver capito, poiché le qualità della compagnia sono indiscutibili e meriterebbero, senza dubbio, un progetto che sappia metterle maggiormente in luce.

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  1. Windboy

    Questa pezzo era fantastico, technicamente, concettualmente, e riempito d’imagine communicativo. Sulle temi trattata, e proprio esplicita. E il mio opinione che l’autore del articolo mancha educazione culturale, e non e qualificato criticare gli opere artistiche. Puoi, Una critica e sempre solo il punto di visto di una persona, e una giornalista e solo una persona, e non e neanche un re. Non e corretta o risponsabile di scrivere nel nome di tutti. Questa articolo non e di buon giornalismo.

    • Caro Windboy, la ringraziamo per il suo commento.
      Come sicuramente saprà, esporsi su un palcoscenico significa mettersi a disposizione dell’osservazione del pubblico, ma anche dei giornalisti che sono incaricati di fornire un parere critico rispetto a quello cui assistono sulla scena.
      Al contrario di quanto lei sostiene, i redattori di AC sono qualificati per poter dare il loro punto di vista, e non mancano della preparazione necessaria per svolgere il loro compito. Inoltre, se avesse voglia di leggere l’articolo con più attenzione, vedrebbe che quello che cerchiamo di fare non è di stroncare le produzioni che non ci sono piaciute solo in base al gusto personale, ma di inserire la nostra critica in una rete fatta di conoscenza del teatro, della danza ed di esperienza di visione. Ci spiace che lei non sia d’accordo col nostro articolo, ma poiché ci sembra di capire che sicuramente anche lei ha visto lo spettacolo in questione, saremmo più felici di ricevere un suo punto di vista critico, e non un attacco sterile al nostro lavoro. La ringraziamo in ogni caso per essere intervenuto. Saluti.

  2. Pingback: Rassegna stampa 12 - 18 maggio - Rassegna Stampa

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