“NewsCy®cle” a DANZARETEATRO, decostruire la notizia secondo la compagnia Filò

di Gaia Clotilde Chernetich

SI3

La compagnia Filò è attiva dal 2009 ed è una tra le più poliedriche realtà presenti alla seconda edizione di DANZARETEATRO. Le loro produzioni mostrano come diverse tipologie di approccio alla creazione scenica possano integrarsi di volta in volta in modo diverso; il corpo, la voce, il testo, la scenografia e la musica, rappresentano per questa compagnia un vero e proprio set di strumenti capaci di agire secondo combinazioni originali, generando forme sceniche differenti a seconda del progetto, del contesto e dell’idea per la quale sono messi a disposizione.

NewsCy®cle è un atto unico, una corsa in bicicletta di 45 minuti che mette in scena la decostruzione fedele di quel mondo dai tratti morbosi quale è quello dell’informazione contemporanea.

Lo spettacolo punta a raccontare il nauseante, continuo bombardamento informativo cui siamo soggetti quotidianamente, e per farlo si offre come uno specchio doppio: la rappresentazione teatrale della perversione e dell’assurdità del mondo dell’informazione ci mostra una prospettiva della realtà che, facendo parte di questo presente, è anche quella di ciascuno. Tuttavia, non si tratta solo di una denuncia, da una parte, e di una presa di coscienza, dall’altra: il valore di NewsCy®cle è soprattutto nella capacità di andare nel dettaglio della perversione informativa, stanandone la matrice malata, certo, ma senza dimenticarne la componente più fragile, umana. Ed è proprio su questa fragilità che la creazione lavora, mostrandone il cuore. L’azione scenica, fatta di danza e di un testo-collage, ci costringe a partecipare in prima persona attraverso l’osservazione, facendo appello a quanta più indulgenza/ironia possibile, per non affondare nella vergogna di una presa di coscienza troppo impietosa, mentre ci riconosciamo parte – tutti insieme – della degenerazione del sistema informativo, quel sistema che è soprattutto relazionale e che da dominato è passato ad essere, universalmente, dominante.

Prove 045

Quando Gloria Manaratti sale sul palco dalla platea, una bicicletta immobile, sui rulli, l’attende al centro della scena. Ai lati, Nicoletta Vaccamorta e Marina Giardina, fronteggiano due corridoi paralleli di luce. Il dispositivo drammaturgico scelto dalla compagnia è essenziale: quando l’attrice sale sulla bicicletta, le due donne in nero, ai lati, iniziano a percorrere lo spazio illuminato davanti a loro, semplicemente, andando avanti e indietro. A questa camminata si aggiungeranno poi, in un crescendo, una sequenza di gesti e movimenti reiterati fino alla rottura finale del sistema/dispositivo, segnata dalla stasi e dall’emergere di un’anima bianca – espressa dalla leggera biancheria bianca del costume – che si scopre essere presente sotto l’austerità della divisa nera quando questa viene sfilata dal corpo.

Il pubblico si confronta con un’installazione scenica semifissa composta dall’oscillazione dei passi di stampo militare delle due attrici che chiudono, come una cornice, l’attrice alle prese coi pedali. Presentatrice televisiva pedalante e inarrestabile, Gloria Manaratti modula vocalmente un testo – scritto insieme a Valeria Banchero – che è collage, collezione, lista, ma anche flusso di coscienza di un’attualità che, molto presto, mostra la sua mania. L’informazione è un flusso di dati, un flusso di parole inarrestabile, soggetto privilegiato di un presente nauseante, ma è anche malattia, è ingordigia, è assuefazione, è puro eccesso.
Il ritmo cresce – mentre l’ANSA si traduce sempre più in un’ansia da tenere sotto controllo, un orgasmo, un flash come quello che segue l’assunzione dell’eroina  – sottolineato e accompagnato sempre da musica e silenzio, mentre le parole iniziano a perdere senso e così i corpi delle due attrici che, lateralmente, perdono l’aplomb militare a favore di una nudità espressiva, una vulnerabilità fisica, che della fragilità dell’informazione non è altro che… la stessa cosa.

Come un vulcano, la scena di NewsCy®cle emette astrattamente un fumo nero che è segno della sua fervente attività interiore. L’energia che raggiunge il pubblico tiene alta l’attenzione, nonostante la semplicità della scena e il loop vertiginoso nel quale la regia di Nicoletta Bernardini implode – riuscendo nel suo intento e nell’intento di voler decostruire un oggetto complesso, fatto di pochi elementi, ma sufficientemente perverso da dare adito a una nausea non tanto esistenziale quanto puramente fisica.

Prove 097

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