Le dieci facce di Elena Dragonetti

di Matteo Valentini

dieci

 

 

L’inedita coproduzione di Narramondo, associazione di attori e attrici dal 2001 impegnati in campo sociale e politico, e del Teatro Altrove, avamposto di cultura nella difficile zona del centro storico genovese, e l’opera di finanziamento collettivo –o crowdfunding– avviata proprio da Narramondo, hanno dato vita a “Dieci”, in prima nazionale l’11 e 12 Aprile all’Altrove- Teatro della Maddalena.

La pièce deriva dall’omonimo romanzo di Andrej Longo e vede alla regia Raffaella Tagliabue e Elena Dragonetti, che presta anche voce e corpo a tutti i personaggi delle dieci storie di cui è composta l’opera. Ognuna di esse richiama uno dei comandamenti biblici e racconta, attraverso un episodio delineato con tratti brevi e incisivi, l’esistenza di un personaggio appartenente al sottosuolo napoletano, dove le istituzioni non arrivano se non per “arrestare qualcuno quando i morti diventano troppi”, a sentire Papilù, il protagonista di “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me”. Questo è il primo monologo: Papilù è un ragazzo tranquillo che, a differenza dei suoi coetanei, desidera trovare un lavoro e mettere su famiglia senza doversi immischiare negli affari sporchi di Gino Mezzanotte, il boss della zona. L’intervento di costui per sbrogliare una “questione” tra un attaccabrighe e Papilù, fa però capire a quest’ultimo quanto sia facile procurarsi dei debiti con la malavita e finire nelle spire della “piovra”, che non sopporta di vedere qualcuno agire autonomamente da lei.

Il messaggio, come in tutti gli altri monologhi, è diretto e forte; la capacità di scolpire, in un tempo ridotto, caratteri tanto cristallini, attraverso non solo la parola, ma anche le movenze, la musica- efficace la scena in discoteca-, l’abbigliamento, lo rendono però il migliore dei dieci. Spicca inoltre “Ricordati di santificare le feste”, che fa di un andamento lento, domestico, opposto al primo episodio, il proprio punto di forza: la trepidazione della protagonista per il martedì, in cui vede tornare a casa il marito, è rappresentata dalla sua maniacale rievocazione di ogni loro movimento. La giornata si consuma in una sfibrante routine, fino al momento della ripartenza di lui, che lascia alla donna l’amarezza di sempre, nell’attesa di un nuovo martedì.

Le storie si susseguono senza soluzione di continuità con Elena Dragonetti che, camaleontica, indossa un “bomber” e si fa borseggiatore, abbassa i pantaloni e diventa un cantante fallito davanti al lavabo, e poi donna stanca di sacrifici e poi sfrontato capobanda e ragazza violentata dal padre e camorrista e figlio matricida. I personaggi che Longo ha creato e che Elena Dragonetti plasma, sono persone con un quotidiano e una vita vera prima che casi umani estrapolati da un mondo “altro” e esposti alla compassione del pubblico: hanno una personalità definita e pulsano sulla scena, pieni di verità. Gli spettatori non avvertono su di loro il tocco dell’attrice, che con bravura si fa da parte, e li vedono davanti ai propri occhi mentre rubano, accoltellano, piangono, chinano il capo, in ambienti evocati attraverso musiche, luci e gestualità sobrie e non invadenti. Il ritmo è gestito molto bene con un buon alternarsi di storie drammatiche e comiche, di narrazione, mimica e semplici scritte proiettate: grazie a questo il pubblico, nonostante la scenografia scarna attiri poco l’attenzione, non perde una parola di quel linguaggio vivo e espressivo, costruito su dialetto partenopeo e italiano popolare.

Finita la messa in scena l’attrice minturnese vorrebbe ringraziare Narramondo, l’Altrove, Radio Gazzarra -la web radio di Arciliguria con sede nel teatro- e Andrej Longo- presente in sala-, ma la platea per due volte glielo impedisce e esplode in un applauso che esprime massima approvazione per uno spettacolo agile, intelligente e ricco di idee.

 

DIECI

dal romanzo di Andrej Longo

con Elena Dragonetti

regia Elena Dragonetti e Raffaella Tagliabue

produzione Narramondo & Teatro Altrove

scene Lorenza Gioberti / costumi Francesca Marsella / luci Danilo Raja / movimenti e foto di scena Valeria Chiara Puppo / video Laboratorio Probabile Bellamy / progetto crowdfunding Gabriella Barresi / grafica Gaea Riondino

 

 

 

 

 

 

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