Modì: Musical Maledetto

di Massimo Milella

modì2

 

L’inizio è sorprendente, con un Modigliani innamorato e stralunato, sospinto da un quartetto di musicisti che dipingono, dal vivo, un tono notturno ed alcolico. Il richiamo, consapevole o meno, sembra voler quasi evocare un altro illustre livornese che ha così tanto in comune con Modì, il cantautore maledetto Piero Ciampi. La sensazione, seduti in mezzo ad un pubblico d’età variegata, tra cui spiccano non pochi ragazzini e giovani curiosi, è subito quella di trovarsi di fronte ad un linguaggio sorprendente, non molto frequentato a Genova, in linea con le interessanti scelte artistiche 2013/2014 del Cargo, che decide di ospitare questo ambizioso spettacolo musicale.

Ambizioso almeno su due piani: quello drammaturgico, ovvero la sfida di raccontare senza scivolare nel patetico o nella maniera la tragica esperienza umana dell’artista Amedeo Modigliani, morto in miseria a 35 anni, senza conoscere neppure un soffio dell’eterna fortuna che lo attenderà da postumo; quello musicale, perché Modì-L’ultimo inverno di Modigliani è una creatura di un produttore, compositore e musicista di valore, Gipo Gurrado, legato professionalmente ai milanesi Quelli di Grock, di cui cura tutte le musiche originali, ma che all’attivo ha svariate collaborazioni nel campo della contaminazione tra musica, teatro e cinema. Per far funzionare il suo meccanismo, Gurrado si appoggia alla versatilità di Odemà Teatro, gruppo scoperto da Scenario nel 2009 con il fortunato A tua immagine, prima fortunata tappa di un percorso che oggi, maturato in direzioni assai diverse, include nel proprio fare teatro anche tematiche ecologiche e di rivendicazione sociale, come testimoniano la gestione di Cascine Buie, autentico esperimento agricolo sui Colli Tortonesi, nonché il sostegno a Borgomondo per Chiaravalle sostenibile.

Ballardini, di Odemà, dà il volto ed il temperamento a Modigliani. La sua voce si insinua con cura tra le trame da cantina di Gurrado, l’atteggiamento fisico che propone, invece, è tagliato con l’accetta, poco incline alla contraddizione: cerca piuttosto di essere chiaro, assumendo un’aria ubriaca quando recita il Modì ubriaco, abbattuta quando Modì è abbattuto, e via dicendo. Sorprende e convince poco, dunque, e in questo delude, ma non si può dire che non sappia reggere il ritmo della scena. Inoltre, in alcuni momenti, non nasconde un richiamo rispettoso, della cui consapevolezza anche in questo caso non possiamo essere certi, ad alcuni indimenticati ruoli di Domenico Modugno (Mackie Messer di Brecht?). Tra gli altri personaggi spiccano la sensibilità fuori dal comune di Chiara Muscato, troppo legata però, e non per colpa sua, allo scenario limitato del divano su cui siede in attesa dei rientri notturni del suo amato Modì; Giulia D’Imperio, una delle fondatrici di Odemà, che della celebre Kiki de Monparnasse restituisce un ritratto quantomeno ironico e divertito; Daniele Turconi, giovane attore milanese formato da Quelli di Grock, che, nei panni del pittore Maurice Utrillo, pare l’unico degli uomini in scena capace di avere una visione personale del proprio personaggio, il che si traduce in un’espressività fisica e vocale coerente e fresca, qualità fondamentali per rendere credibili le scene di ubriachezza e di amore.

In definitiva, la creatura di Gurrado fa coincidere un grande difetto e un bel pregio: segue con coerenza le sfumature di un preciso colore musicale per tutta la durata del dramma, un’unica sfumatura che non cambia mai. È un colore vinaccia, decadente nel fisico eppure d’animo sentimentale, perfettamente coerente con l’idea degli artisti maledetti degli anni Dieci di un Novecento che, nelle stesse intenzioni di Gurrado, si vuole assai vicino ai Dieci del nostro Duemila, in cui l’arte soffre, a Milano come altrove, di un’esistenza difficile, forse meno bohèmien di quella irraggiungibile di Modigliani, Utrillo ed Henry Miller a Parigi, ma similmente scomoda. Dunque è un colore ben trovato, composto e suonato in scena in modo mirabile, interpretato dignitosamente, tra alti e bassi, tuttavia risulta monolitico, senza sbocchi, tendente più alla ripetizione che al refrain.

Il finale in cui questo Modì decide di sprofondare, assai lentamente, risulterebbe meritevole di tagli e sfrondamenti, così come a volte gioverebbe trovare aperture musicali che rompano con le aspettative del pubblico, invece ossequiosamente rispettate. Il genere del musical forse lo richiede. Ma la natura maledetta dell’opera e della sua intelligente concezione, forse, meriterebbero più libertà. Più arte.

Modì

L’ultimo inverno di Amedeo Modigliani

Scritto e diretto da Gipo Gurrado

Con Enrico Ballardini, Federica Bognetti, Giulia D’Imperio, Davide Gorla, Ilaria Pastore, Chiara Muscato, Daniele Turconi, Francesco Saverio Gliozzi (violoncello), Gipo Gurrado (chitarra), Mell Morcone (pianoforte), Mauro Sansoe (batteria)

Movimenti scenici Lia Courrier

Scene e costumi Vittoria Papaleo, Maria De Marco, Stefania Coretti

Luci Monica Gorla

Audio Antonio Cupertino

Produzione Odemà

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: