“Futura…ballando con Lucio”. Il Balletto di Roma al Politeama, un incontro mancato

di Marta Cristofanini

1780930_10201517476406831_1062197103_o(foto di Gabriele Orlandi)

Quella a cui il Balletto di Roma ci ha fatto assistere, al Politeama, è stata un’acrobatica esibizione. Una rassegna in movimento di bei corpi: elastici, agili, leggeri, scultorei. Indubbiamente, la scuola del Balletto di Roma coltiva fisicamente i suoi talenti. Fondata nel 1960 da Franca Bartolomei e Walter Zappolini, étoiles, la scuola può vantare collaborazioni con Teatri dell’Opera italiani ed esteri. Fondato su una tradizione classica sensibile alle nuove proposte ed alle rinnovate esigenze del mondo della danza, il Balletto conduce la propria attività sotto la direzione di Paola Jorio, proveniente da un’esperienza quasi ventennale presso il Teatro dell’Opera di Roma.

Questa breve introduzione conferma l’indubbio valore accademico della scuola: prova ne è la bravura mostrata dai danzatori, la loro impeccabile tecnica che muove all’ammirazione. Tuttavia, il problema sorge quando ad una constatazione – quella di uno spettacolo che è esibizione di bei corpi – ne segue un’altra, cioè che la stessa esibizione di quei bei corpi risulta incapace di fare quel salto estetico che è in grado di creare bellezza. Potrebbe sembrare un’affermazione ossimorica ed in qualche modo lo è, ma un fatto rimane: non si crea alcun tipo di legame o di tensione tra ciò che si svolge sul palco e la platea, ingombra di fisicità rigide a cui le coreografie di Milena Zullo susseguitesi durante la serata non hanno saputo strappare un volo.

Dopo l’incontro – irreversibile – con il teatrodanza, certe domande, certe richieste sono imprescindibili dal modo di pensare e vivere una coreografia: lo spettacolo era più simile ad un assemblaggio in cui la splendente forma della confezione non riusciva a nascondere il vuoto delle intenzioni. Era chiaro che i ballerini avrebbero danzato nello stesso modo sia che si trattasse di canzoni Disney o di Ravel. I movimenti non attingevano nulla dalle parole di Lucio Dalla, e non davano vita a collegamenti inattesi. Nessuna esplorazione, nessuna comprensione: con fastidiosa ingenuità, i movimenti rimarcavano alcune parole portanti delle canzoni (oltre a qualche sporadica pronuncia verbale, inconsistente, dal momento che non aggiungeva niente ai testi delle canzoni). Ecco allora, per esempio, che “denti” era reso da un masticare compulsivo indirizzato al pubblico (in caso avessimo qualche dubbio riguardo a quale parte anatomica si stesse facendo riferimento); allo stesso modo, “treno” era mimato con vigorose bracciate stantuffate lungo i fianchi (mancava solo il fischio onomatopeico) e mentre Lucio confessava che sul più bello le mutande senza elastico gli cadono, i ballerini hanno eseguito docilmente la scena (calandosi solo i pantaloni, però).

Con un potenziale fisico così elevato, è un peccato dover subire questi prodotti commerciali che mortificano non solo l’intelligenza del pubblico (ridotto a ghiotto voyeur un po’ stupido, al quale è necessario chiarire tutto), ma anche quella degli artisti, cui è mancata evidentemente una guida coreografica che li spingesse a motivare il movimento. Un movimento puramente esterno, onanista nella misura in cui rimane segregato in se stesso, dove nessuna vibrazione proveniente dall’interno ha potuto increspare la lucida e insensibile superficie.

Forse uno spettacolo allestito in fretta, dove si erige lampante la contraddizione tra la presentazione di uno spettacolo omaggio di un determinato autore a cui la danza non aggiunge nulla. E che, anzi, fa quasi rimpiangere l’ascolto intimo del cantautore nella propria stanza.

 

 

Politeama Genovese

Balletto di Roma

Futura… ballando con Lucio

da un’idea di Giampiero Solari
regia e coreografia: Milena Zullo
colonna sonora: Roberto Costa
sulle canzoni di Lucio Dalla

Un Commento

  1. mattevalentini@virgilio.it

    Gran bel pezzo, brava Marta! Matteo

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