“I, Cinna”: la parola rende liberi

di Matteo Valentini

cinna

Sono le Idi di marzo e l’Accademia degli Artefatti regala alla semivuota sala Campana del Teatro della Tosse I, Cinna, l’ultimo degli appuntamenti con Tim Crouch, che si rivela il più interessante.

Un fornelletto a spirito, un bollitore da due soldi, un vecchio televisore: sul palco sembra essersi stabilito uno di quei poveri diavoli che si arrabattano fra mille lavori senza mai concludere nulla. Ed eccolo il povero diavolo con i suoi capelli arruffati e i calzini marroni a mezza gamba: Cinna il poeta entra trionfante, anche oggi è riuscito a portare a casa qualcosa da mangiare.

L’attore monologante, Gabriele Benedetti, prima di invadere la platea lascia spazio a due video che scorrono paralleli sullo sfondo: da una parte il brutale assassinio di Cinna in Julius Caesar di Joseph L. Mankiewicz, dall’altra il Rivoltoso Sconosciuto di piazza Tienanmen di fronte alla spaventosa colonna di carri armati. Le urla di William Cottrell si mischiano alla calma irreale della piazza pechinese. La rivolta brutale e quella pacifica, la sorda bestialità e la ragione silenziosa.

Con la fine del video gli spettatori sono chiamati a partecipare alla costruzione dello spettacolo, questa volta senza interventi sul palco ma con carta e penna. Cinna è un poeta insoddisfatto di sé e di ciò che scrive, non si sente in grado di intervenire nei grandi eventi storici che sta vivendo: al pubblico è lanciata una richiesta d’aiuto per riuscire finalmente a comporre un’opera impegnata che parli ai suoi contemporanei.

Il protagonista non crede affatto al potere della propria parola: impotente e depresso si rintana nella sua casa, al sicuro, osservando il mondo attraverso il televisore e, quando prova a intervenire, non riesce a farsi ascoltare da nessuno. Il suo contrario è Antonio, sempre rappresentato da Benedetti, il quale con un’appassionata orazione infiamma le viscere della plebe: libertà, tradimento, giustizia spingono i romani alla caccia al cospiratore, che vede Cinna vittima innocente, e nello stesso tempo nascondono progetti di azioni figlie del calcolo politico e della spregiudicatezza.

Cinna non capisce che il ruolo della poesia, della prosa o del discorso pubblico non è quello di agitare le masse e farle muovere secondo il proprio volere – “queste sì che sono parole” sospira una volta che Antonio ha terminato la sua arringa – ma quello di aiutarle a crearsi una coscienza critica per mettere sempre in discussione ciò che pensano e fanno.

Crouch questo lo ha compreso e ci offre l’occasione di confrontarci con noi stessi attraverso la scrittura, il mezzo migliore che potesse trovare e davvero innovativo nel rapporto con il pubblico. Nel rispondere alla domanda a bruciapelo di un attore lo spettatore può mettere molti filtri tra sé e il proprio pensiero: timidezza, borbottii, udito poco fino. Se però Gabriele Benedetti decide di interrompere il proprio monologo, attivare un timer da forno e chiedere di scrivere, è diverso: lo scritto è lì, niente sconti, niente scappatoie. Qui è l’orgoglio che impedisce di mentire e che mette ognuno davanti alle proprie convinzioni, magari immature, o a cui aveva sempre pensato distrattamente. “Scrivere è soprattutto questo – si legge nell’ultimo numero di Fischi di carta – essere onesti e avere coraggio”. Fischi di carta è una rivista gratuita di poesia, redatta da cinque giovani studenti universitari, che ogni mese “invade” i muri delle biblioteche e delle università genovesi.

Questa volta, il teatro politico di Tim Crouch entra nella Tosse: le primavere arabe, le manifestazioni greche anti-Euro, che scorrono sullo sfondo, unite alla messa alle corde del pubblico, costretto ad affrontare da solo le proprie opinioni, mostrano l’intelligenza di questo spettacolo e di questo autore. Alla fine della rappresentazione, tra manciate di versi e scarabocchi, tre parole si stagliano al centro del foglio di ognuno, gigantesche: io sono libero.

I SHAKESPEARE

5 monologhi di Tim Crouch

Traduzione: Pieraldo Girotto

 

I CINNA

Regia: Fabrizio Arcuri

con: Gabriele Benedetti

Produzione: CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia

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