“I, Peaseblossom”: la nebbia nasconde l’arrosto

di Matteo Valentini

Matteo Angius IO FIORDIPISELLO (foto: Michele Tomaiuoli)

La nebbia avvolge gli spettatori già dal loro ingresso in sala. Nessun sipario si frappone tra loro e i resti di un vero e proprio baccanale: coriandoli, vomito, bottiglie, piatti di plastica e poltrone rovesciate in mezzo alle quali tenta di dormire, intorpidito, Fiordipisello.
Si spengono le luci, il protagonista si sveglia e da subito si frantuma il diaframma che lo separa dal pubblico: brandendo una bacchetta, o un frustino, l’eccellente Matteo Angius nei panni di Fiordipisello si aggira in platea benedicendo occhiali, foulard, orologi. Da questa azione nasce un’interazione sempre più fitta col pubblico, ora divertito, ora infastidito: alcuni sono invitati sul palcoscenico nelle vesti di Teseo, Oberon o Ippolita, altri recitano una manciata di battute mentre altri ancora sono mossi come segugio, cavallo, orso senza testa e fiamma di fuoco.
L’impressione è quella di un work in progress dove molto è lasciato all’improvvisazione, tuttavia la regia di Arcuri è saldamente sotto controllo anche grazie all’interpretazione di Matteo Angius, unico protagonista e quasi monologante.  Sono fermamente convinto – dice il regista in occasione di un’intervista rilasciata durante un incontro all’Università genovese – che opere del genere, con questo rapporto di comunione assoluta con il pubblico facciano molto bene al teatro italiano, che da troppo tempo si vede affibbiato l’etichetta di “noioso” e “elitario”. L’interazione giocosa rende lo spettatore partecipe di qualcosa per davvero, i momenti riassuntivi dell’opera colmano la sua lacuna critica.

Con I, Peaseblossom Tim Crouch rilegge Sogno di una notte di mezza estate elevando al ruolo di protagonista il valletto di Titania condannato a osservare impotente le peripezie dei veri eroi della storia, quelle dei personaggi che contano e a fronte dei quali, al massimo, lui può aspirare a stuzzicare l’enorme sedere posto sul collo di un altro personaggio, Bottom. Questo cortocircuito linguistico comprensibile al pubblico anglosassone che identifica in ass sia l’asino che il deretano è naturalmente meno chiaro per il pubblico italiano al quale questo momento può apparire forse inutilmente scatologico.
Dietro a questa comicità facile, a volte grottesca, si delinea peró la spiritualità di Fiordipisello: scalmanato folletto, che lancia invettive contro il matrimonio per poi convolare a nozze con Seme di senape, e che ripudia l’amore per poi sperare che gli occhi di Titania si posino su di lui e non sull’orrendo mostro in cui si è trasformato Bottom. Non tutto però si può ricondurre alla personalità eccentrica del protagonista, né all’ambiguità che sicuramente il testo originale di Shakespeare porta con sé: i sei sogni che costituiscono l’opera hanno l’aria di giustapporsi, di susseguirsi senza un vero e proprio senso ed è difficile per lo spettatore farsi largo tra gli sketch ben riusciti per arrivare a una chiave di lettura davvero innovativa del Sogno di una notte di mezza estate.
Il significato è racchiuso nel cambio di punto di osservazione delle vicende narrate? Oppure esso è da ricercare in una riflessione sul ruolo di attore secondario, di gregario del palcoscenico in cerca di riscatto?  Oppure, ancora, la difficoltà di comprensione del pubblico è la stessa difficoltà che avverte Fiordipisello nel capire che cosa gli stia succedendo attorno? Sono tutte spiegazioni plausibili che affiorano in seguito alla visione dello spettacolo, ma di cui neanche una può essere avvicinata più delle altre: appena ci si prova, essa si rivela incompleta e insufficiente.
La verità è che fra tutte le vivaci trovate sceniche di questa regia, il significato dell’opera diventa nebuloso e l’innovazione rischia di essere rappresentata più dal “come” che dal “cosa”.

I SHAKESPEARE
5 monologhi
di Tim Crouch
Traduzione: Pieraldo Girotto

I PEASEBLOSSOM
(da Sogno di una notte di mezza estate)
Regia: Fabrizio Arcuri
con: Matteo Angius e Fabrizio Arcuri
Produzione: Accademia degli Artefatti

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