Gli Habitat del solletico collettivo: FRATTO_X di Rezza/Mastrella

di Gaia Clotilde Chernetich

Fratto_X foto Saltarelli

Esplode immediatamente, il riso, acuto come una malattia febbrile che non lascia scampo. Come un gas esilarante, l’anfetaminica comicità di Antonio Rezza invade il teatro che, astraendomi un po’ dalla situazione, fino alla fine della serata continuerà a sembrarmi non tanto un luogo di “rappresentazione”, quanto un luogo deputato ad un incontro di solletico collettivo.

La reazione è talmente immediata che del pubblico in sala non si può già più sapere se rida ancora “per qualcosa” che accade in scena o per il contagioso, piacevolissimo fatto stesso di ridere.

Nel finalmente affollato Teatro della Tosse, dal mio posto ascolto risate piene, di quelle che non si possono modulare vocalmente con le lettere dell’alfabeto, quelle dove la pancia comanda, è un coro di voci libere, incontenibili. Sento voci di risate genuine, ma anche vagamente agitate, elettriche, e ne voglio dedurre che il pubblico sia davvero in grado di riconoscersi in quel continuo saltellare ilare sul palcoscenico nero: dunque c’è proprio tanto bisogno di leggerezza, penso, se è vero che quelle risate portano ancora con loro, come mi sembra, il desiderio che le ha fatte scaturire.

Antonio Rezza fa il giocoliere con le parole, le veicola attraverso il suo corpo e le possibilità di travestimento che la scenografia di Flavia Mastrella gli offre, lunghi teli colorati e modulabili che, da stesi, disegnano una X sul palco. L’attore crea, inventa, si confonde con le forme dei tessuti per creare un circo di situazioni diverse. Dal punto di vista linguistico, i registri che attraversa, così come i timbri vocali, non si contano più: tutto cade in quel calderone indeterminato, affamato, di gaie e benefiche convulsioni. L’attore espone un corpo che sembra averle patite tutte, mentre con le sue infinite espressioni facciali le storie si susseguono una sull’altra, non importa come. Il suo prodigio è la voce, che declina in più e più modi, esasperandone ora i toni ruvidi ora quelli minuti, più femminili.

Ma qualcosa, per me almeno, è andato storto: mi accorgo presto di non ridere affatto. “È la malattia della critica – mi dico – devo aver perso l’innocenza”. Purtroppo non ve lo so ancora dire, cosa sia successo, ma quel che è certo è che di Fratto_X ho trovato troppo inesplorate diverse cose. Del senso del titolo non abbiamo che un’infarinatura, dallo spettacolo: cos’è quella x matematica? Una moltiplicazione? Un’incognita? Il fratto, e questo ci viene detto, è ciò che denomina la realtà, è ciò che sancisce un sopra e un sotto, lo scomponibile dall’indivisibile. Le possibilità di approfondimento restano abbandonate per correre dietro all’idea successiva e poi a quella dopo ancora. Certo, è vero, chi scrive non ha mai brillato in matematica, ma l’equazione resta irrisolta e dalla serata sono rientrata con il desiderio inesaudito di un’altra ironia.

FRATTO_X

di Flavia Mastrella Antonio Rezza

con Antonio Rezza

e con Ivan Bellavista

(mai) scritto da Antonio Rezza

habitat di Flavia Mastrella

assistente alla creazione Massimo Camilli

disegno luci Mattia Vigo

organizzazione generale Stefania Saltarelli

una produzione RezzaMastrella – Fondazione TPE – TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello

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