Identità fragili

di Diego Pizzorno

Lo studio Personaggi in cerca d’attori della Compagnia dei Demoni apre la seconda serata di Pre-visioni con uno scherzo a Pirandello. Da sotto il palco, dalla strada, da un metaforico marciapiede, due attori si scambiano battute leggere sui tempi di crisi. Al centro del discutere, naturalmente, il teatro, la sua direzione, il suo allontanamento dalla società civile. Temi caldi per davvero, argomenti per riflessioni forti, destabilizzanti, forse più: affiora il tema scabroso della effettiva, reale, tenuta del teatro.

Sullo sfondo s’intravedono il dilemma delle identità, alcuni scampoli di ricerche interrogative sulle ambiguità dell’esistenza, magari qualche riflessione sul pelo della filosofia. Idee in prestito, applicate al teatro e alla teatralità d’oggidì. Tutto, però, si risolve nella rassegnata ammissione della sua inutilità, una altrettanto scabrosa rivelazione che subito chiama sul palco un’antologia di figure classiche del teatro: i personaggi in cerca di attori. Questi, in verità, sono in cerca di un teatro; e l’ambiente è un dietro le quinte metafisico, nel quale i personaggi si aggirano e agitano discussioni mentre un uomo, forse parodia dell’organizzatore teatrale, se ne sta seduto in disparte, chino su un tavolino d’antiquariato intento a scrivere e a rendicontare, convocando al microfono i personaggi in scena, per le rappresentazioni in giro per il mondo.

Questo retroscena diviene immediatamente esistenziale, perché i personaggi animano il loro dibattito sul da farsi per negare le conclusioni udite dai due uomini del marciapiede: il teatro è inutile. L’atmosfera, sin dall’inizio comica, vuole strappare il sorriso – e vi riesce; i personaggi si mettono da sé alla berlina, suggerendo il ridicolo in cui il loro mondo è caduto. La morte del teatro, così, non è drammatica, non sembra neppure problematica. E quando l’establishment sancirà l’inutilità dei personaggi, questi reagiranno con una bellicosità in realtà grottesca, nella quale il lavoro si chiude. Gli interrogativi sollevati non riescono ad aprire un confronto sempre più urgente, e che per la verità necessiterebbe di diversi e forti coraggi. La crisi di nervi degli attori in cerca di un senso è soltanto accennata, e non è la caduta degli idoli, è una farsa piuttosto leggera.

Poi, è la volta di Club 101_Studio per Narciso 2.0, basato su un racconto di Gaetano Gallitto (Club 101) e interpretato e diretto da Giancarlo Mariottini e Luca Agricola. Un giovane si smarrisce in un futuristico luogo di intrattenimento sessuale, nel quale è possibile “fare l’amore con sé stessi”. Ma l’indecisa curiosità del personaggio si tramuta velocemente in un’esperienza coatta e il clone a pagamento lo femminilizza, usando sul protagonista una violenza nella quale il protagonista stesso si rispecchia. La reazione è l’uccisione del clone: uno strangolamento di sé stesso – molto peggio, si direbbe, di un suicidio – che lo costringe alla prigionia nel Club: dieci anni di lavoro per ripagare il danno. Affiora ancora il tema dell’identità, e di cosa essa sia. Un tema che lo studio sembra ancora sfuggire nella chiusura, con il protagonista che, accettata la sua sorte, immagina di prolungare la propria prigionia nel Club.

Teatro della Tosse, Cantiere Campana
Pre-visioni, rassegna delle nuove sensibilità
9 maggio 2013

Compagnia Dei Demoni
Personaggi in cerca d’attori

Luca Agricola/Giancarlo Mariottini
CLUB 101_ STUDIO PER NARCISO 2.0
tratto dal racconto Club 101 di Gaetano Gallitto
con Giancarlo Mariottini
ideazione e regia Luca Agricola

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