La grande sfida del maggio teatrale genovese

E’ di Thomas Ostermeier (direttore della Schaubühne di Berlino) un recente articolo — Il teatro dei tempi duri che non lascia spazio ad equivoci. Ora più che mai esiste la necessità concreta e condivisa, problematica urgente in tutta Europa, di ridare ossigeno alla cultura secondo modalità innovative.

Ostermeier, alla Tosse con Susn pochi mesi fa, auspica un profondo rinnovamento in cui il teatro – “arte maltrattata” – possa continuare ad esistere grazie ad un migliore radicamento nella società e investimenti intelligenti, slegati dalle ideologie politiche.

A Genova assistiamo come in ogni altra città all’inesorabile taglio dei fondi che mette in pericolo i nostri  e sia ben chiaro, nostri  spazi culturali. I teatri, dal canto loro, non si sa se siano più sull’orlo del baratro o sull’orlo di una crisi di nervi.

In questo contesto di risorse limitate, ben vengano le iniziative “off”, i network, le associazioni, i collettivi, ma  come spiega Ostermeier  è importante che queste realtà imparino a fare i conti con la propria doppia precarietà. Se da un lato è vero che la libera iniziativa, di questi tempi, sa essere più vincente delle politiche culturali istituzionali, dall’altro lato è vero anche che chi finanzia soggetti “liberi” ragiona e investe a cuore più leggero proprio per la loro più ampia flessibilità. Tuttavia, bisogna tener presente che a queste condizioni i sostenitori sono più portati a “stufarsi”, scegliendo magari altri destinatari, altri progetti, altri artisti.

La prima conseguenza di questo modello è che il fattore tempo diventa oltremodo influente. Quasi mai si tratta di progetti a lungo termine, dunque la ricerca artistica e l’interesse del pubblico avanzano, magari con grandi successi, ma fragilmente, sotto il peso delle scadenze e dell’impossibilità di guardare lontano. Non parliamo poi, sottolinea Ostermeier, del destino dei mestieri “secondari” del teatro (costumisti, pittori, tecnici specializzati…) che ormai sono ben oltre la via d’estinzione.

Ma torniamo a Genova.

A guardare la nostra programmazione culturale del mese di maggio, non si può dire che la città si stia tirando indietro di fronte alla sfida di una vita culturale vivace nonostante tutto.

In particolare, al Teatro della Tosse è in scena Pre-visioni, rassegna delle nuove sensibilità. La commissione formata da Fabrizio Arcuri, Laura Santini (Mentelocale) e Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena) ha scelto – tra tutte le compagnie liguri che hanno risposto al bando – cinque gruppi che porteranno in scena testi originali e regie inedite. La rassegna si apre il 7-8 maggio con il radiodramma fuori concorso Io sono il proiettile di Edoardo Ribatto. In seguito, nel corso delle tre serate successive, sarà possibile vedere la Compagnia dei Demoni, Luca Agricola/Giancarlo Mariottini, UsaiGranaraDuet e il Gruppo di Teatro Campestre, l’Associazione Culturale Bambù, il progetto di Federico/Virando/Bonadei/Anzaldo e la Compagnia dei Misci.

Sempre al Teatro della Tosse, la Rete DANZACONTEMPOLIGURE, collettivo che riunisce coreografi e danzatori in libera associazione, propone un programma di spettacoli, laboratori e una conferenza di Claude Coldy, fondatore della danza sensibile, che aprirà l’iniziativa il 10 maggio. In seguito, nelle diverse sale della Tosse, le serate di danza contemporanea saranno aperte dall’installazione Dentro la notizia – istruzioni per l’uso della Compagnia Filò cui seguiranno, nei giorni 16-17-18 maggio, Piera Pavanello/ENZ, Olivia Giovannini/S.A.N., Dergah Danza Teatro, Nicola Marrapodi – Cristina Banchetti, KoinéGenova e Francesca Pedullà.

Nei giorni 11 e 12 maggio, presso l’ex abbazia S. Bernardino, la rete di TILT propone una vetrina di spettacoli e conferenze che è stata preceduta, il 4 e 5 maggio, da un workshop di Simone Pacini sulla comunicazione specifica per il teatro.

Il 19 maggio, infine, alla Fondazione Bogliasco, sarà possibile assistere a un pomeriggio di danza e performance in cui saranno presenti alcuni artisti della rete DANZACONTEMPOLIGURE e altri ospiti internazionali tra i quali il Trio CDT/Wuppertal formato da Thusnelda Mercy, Damiano Ottavio Bigi e Clémentine Deluy del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch.

In sintesi, di questi tempi è d’obbligo non dimenticare l’importanza e il ruolo della cultura istituzionale, non come “vanità borghese”, ma come riferimento e specchio della società. Le arti sceniche contemporanee sono – dopotutto – la forma privilegiata di narrazione del nostro mondo.

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Un Commento

  1. Silvia Pesaro

    La cultura è “salute” e le realtà culturali istituzionali vanno salvaguardate allo stesso modo degli ospedali pubblici. Complimenti per l’articolo!

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