Se la nuda terra è la casa degli orfani. Kronoteatro al Teatro dell’Archivolto

di Gaia Clotilde Chernetich

Dal rettangolo di terra sulla scena esala odore di campi. Il pubblico vi prende posto attorno, è nella vicinanza di osservazione che si gioca sin dall’inizio la crescente alienazione di Orfani. La nostra casa, il testo di Fiammetta Carena.

L’ingresso di cinque ragazzi, ciascuno con una valigia,  avviene mentre il sipario si chiude annullando definitivamente la quarta parete. Su questa scena priva di punti cardinali un uomo chiede ai ragazzi di scoprirsi.

Il corpo nudo degli attori è palpabile, vivido, marziale e un libro – letto al microfono – compare e scompare insieme a quei corpi la cui danza è subito aggressiva, asfissiante, quasi claustrofobica. L’uomo che li dirige non è tanto una figura paterna quanto un demiurgo, una presenza che provoca i comportamenti dei cinque per osservarli come si guarda dentro una gabbia. La madre è solo una voce fuori campo, un’eco lontana.

Gli orfani sembrano riconoscersi solo nella violenza dell’accanimento reciproco: alimentazione, sessualità, gioco e lettura sono i momenti chiave di un’esistenza priva di un “prima”.

Eppure non arriva fino in fondo il significato di quei corpi spogliati, dei loro oggetti quotidiani, di quella lettura quasi pastorale: mai del tutto nudi, mai del tutto reali, mai del tutto sacra…  In Orfani si cerca una dimensione totalizzante che, di fatto, non è mai raggiunta. La vicinanza del corpo nudo si risolve nel voyeurismo dello spettatore e presto deborda in un ambito fastidioso, tra la sopportazione e lo sfinimento che a tratti respinge l’occhio invece di assorbirlo. Tra un esercizio dai toni pasoliniani e un esperimento à la Rousseau sulla natura umana, lo spettacolo si occupa di quella dimensione in cui, spogliata di sé, la persona non può fare altro che rivolgersi ai propri lati oscuri.
Gli attori non sono guidati ma guidano un testo che evoca una sacralità; ma c’è uno scarto tra le mire della parola scritta e la realtà, dove tutto si risolve nella mera fisicità, a tratti psichiatrica, dei ragazzi: la prepotenza, la saggezza, il femminile come debolezza, la rassegnazione, la difesa.

Kronoteatro tenta con onestà un esperimento audace. Non basta però il corpo per sopperire a un testo che non trasmette il pensiero preciso che la regia suggerisce invece di ricercare.
Il pubblico del Teatro Archivolto è comunque soddisfatto; c’è la forza, c’è la marziale disciplina del corpo, ma non è tutto, forse, se la rappresentazione non è a suo agio nella sua teatralità.

Orfani. La nostra casa, Kronoteatro

Testo di Fiammetta Carena
con Alessandro Bacher, Tommaso Bianco, Alberto Costa, Vittorio Gerosa, Alex Nesti, Maurizio Sguotti
Regia Maurizio Sguotti
Scene e costumi Francesca Marsella
Luci e musiche Enzo Monteverde

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