Delbono alla Corte di Genova con «Dopo la battaglia»

di Diego Pizzorno

Aggressivo, a volte spietato, ingombrante, inquieto, è tutto – del suo spettacolo – Pippo Delbono. Uno spettacolo definito visionario, e che invece m’è parso immaginifico, frutto cioè di una fervidissima immaginazione che si lega a nette prese di posizione politiche magari un po’ vecchia maniera. Ho colto l’adorazione di un esiguo pubblico di re magi; ho colto la volontà di debordare dal palco, di invadere la platea e di coinvolgerla. Non c’è captatio benevolentiae, anzi: c’è uno strapazzare il pubblico, coinvolgendolo da vicino nella caduta delle barriere; e il fatto disorienta, e forse persino inquieta. Pippo Delbono non ha paura di ciò che vuole dire: un merito che non gli va tolto, nella nostra epoca leggerina e debole. Ma lui d’altronde ostenta. Ostenta la indubbia bellezza estetica dello spettacolo; ostenta i suoi “non diversi”; ostenta sé stesso.

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