Bogliasco, dove la danza trova l’America

di Gaia Clotilde Chernetich e Diego Pizzorno

Nel pomeriggio del 19 maggio, la Bogliasco Foundation ha aperto le porte alla danza: una selezione di artisti internazionali ha animato il parco di Villa dei Pini lungo un percorso tra la vegetazione mediterranea della tenuta. Nata nel 1996, la Fondazione offre borse di studio per la ricerca; si tratta di un’ampia e putroppo non troppo conosciuta, splendida struttura – alle porte della città di Genova – che ha ospitato oltre 700 ricercatori di rilievo internazionale.
L’evento è stato realizzato in collaborazione con la ReteDanzaContempoLigure, in quegli stessi giorni impegnata nella rassegna Danzareteatro al Teatro della Tosse.

Il pomeriggio è stato aperto da Denis Guerrini che, con il suo vertiginoso numero ai tessuti, si trasforma in un mangiafuoco gentile sospeso nel vento, tra i rami dei pini marittimi.

Scendendo un poco verso il mare, il duo Mare Dentro di Federica Loredan e Demian Troiano Hackman inizia con una visione dall’alto: sdraiato nel giardino-terrazza sottostante, il movimento del danzatore interagisce con quello, disordinatamente ritmico, dell’acqua del mare in tempesta. Alle nostre spalle, all’interno di un piccolo chalet di legno, Federica Loredan usa alcuni elementi della body percussion per dare vita a un’eco sonora e di movimento capace di evocare le onde e di attrarre a sé, all’interno del suo spazio, il movimento del suo compagno. E’ dal mare, dunque, che nasce l’unione che farà chiudere questa performance in un abbraccio. Sconfinando con fluidità nella fisicità della danza, questo lavoro sul corpo come elemento ritmico cattura il pubblico ed è un peccato che i tempi stretti del pomeriggio ne abbiano dettato una fine prematura. Frutto di una residenza alla Bogliasco Foundation, questa ricerca arricchisce positivamente il linguaggio della danza contemporanea e viene da augurarsi che il cammino prosegua.

Usciti dallo chalet, torniamo a guardare verso il basso dove, avvolta in un mantello rosso, Olivia Giovannini, immobile, scruta il mare. Accanto a lei solo un tavolo di metallo circondato da veli di nylon. Il titolo è #13//on HER own: nuda, la performer è una scultura che si muove sulla scia delle onde che si frangono sugli scogli pochi metri sotto. Nel campo visivo del pubblico si staglia, inscindibile dalle rocce, una donna che attende, Arianna che attende Teseo. Si tratta di una visione, una bella visione, ma il percorso continua e siamo costretti a risalire.

Su una piazzola soprastante, Piera Pavanello, con il suo 4.5 – Errata Corrige, dà vita a una piccola scena di gesti corretti e ricorretti. Una sedia e un paio di scarpe da donna sono sufficienti a dare vita a un loop che, diluito nel mare, termina in una sfumatura.

Più avanti, Natalia Vallebona dà prova delle sue capacità fisiche in Animale nel parco. Il suo lavoro rompe gli schemi: la predominanza assoluta è del corpo – materia prima estrema – e veicolo di un’espressività veramente selvatica. Ed è proprio in questa capacità fisico-espressiva che è scritta la sua cifra sofisticata, potente e ammaliatrice.

KOINéGENOVA presenta Il numero di passi da qui al resto (di me), un duo ideato e danzato da Serena Loprevite e Rocco Colonnetta. Qui la danza è una scrittura potente, precisa nella definizione logistica di uno spazio condiviso che, popolato di oggetti chiusi in sacchetti di cellophane, piano piano si sfalda. E’ una separazione, quella cui assistiamo, nella quale solo la danza dei corpi sembra garantire l’unità dell’identità dei performer.

Il percorso si è concluso con due creazioni sul palco montato all’entrata della villa: E adesso… – estratti da HERBST, US, L’ITALIE, del Trio CDT/Wuppertal – e The Golden Legend & Ursula and the 11.000 virgins, risultato della ricerca del coreografo newyorkese Christopher Williams, in residenza proprio al nuovo Studio 11 Libertà della Fondazione.

In circa 20 minuti, il Trio CDT/Wuppertal ricrea la magia evocativa del mitico Tanztheater di Pina Bausch: un profondo intreccio di relazioni si crea sotto gli occhi del pubblico cui è offerta una danza leggera ma intensa. A seguire Williams, erede delle danze del primo novecento che ripropone, coraggiosamente, alla stregua di una ricerca. Ma la danza è anche questo: forma d’arte in cui, come in nessun altro contesto umano, trovano spazio diversità e ricerche, anche le più discutibili.

Il nostro auspicio è che la Fondazione mantenga questo spirito di apertura, specie con le realtà locali che, nonostante la loro qualità, affrontano ogni giorno i problemi di cui tutti già sappiamo: in fondo, non sarebbe bello se proprio a Bogliasco la danza trovasse l’America?

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